Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

25aprile
2019

Non è che il contenuto di un libro dipenda dalla copertina, cosi come l’abito non fa il monaco. E tuttavia la bellezza di una copertina fa parte della complessa seduzione di un libro. È una componente non essenziale né decisiva ma che ha la sua parte nel rapporto personale, conscio e inconscio, di un lettore con un libro. Poi si danno anche casi di copertine belle per contenuti brutti, e viceversa. Si ha l’impressione (una percezione da verificare) che, forse per la sovrabbondanza di libri pubblicati, sia in atto talvolta una trascuratezza del valore estetico e del misterioso nesso fra immagine e testo delle copertine. Un esempio solo, dettato da un dubbio soggettivo. “Il taglio del bosco” di Carlo Cassola (vedi video qui sopra), era apparso, sin dagli anni ’50, in parecchie edizioni. Negli ultimi anni ne circolava una (che risulta ancora in commercio su on-line) con in copertina un dipinto molto bello, un paesaggio rigoroso di Ottone Rosai. Ora è uscita una nuova edizione, con una copertina che stilizza graficamente dei personaggi in movimento su sfondo scarno, astratto. Se leggete il libro, vi farete un’idea per un giudizio vostro. Noi vi mostriamo le due copertine.

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19aprile
2019

Un buon lettore, un grande lettore, un lettore attivo è un "rilettore"

Cosi scriveva Vladimir Nabokov, ed era nel giusto. Un buon libro è un libro che si può -e si vuole spesso- leggere un’altra volta, o più volte. Col passare del tempo il lettore appassionato si accorge di due cose. La prima è che nella sovrabbondante offerta dell’attualità editoriale ci sono molti, troppi libri. Già per una evidenza statistica,è impossibile che fioriscano cosi tanti libri belli o addirittura “capolavori” come strillano le fascette di copertina. La seconda cosa: prima o poi ci accorgiamo di quanti siano i libri forti, sicuri, che ci colpirono e segnarono e che sembrano aspettarci al varco di un ritorno, per essere incontrati di nuovo. Oltre a ciò, sappiamo bene, poi, quanti siano i titoli classici ben collaudati nel tempo che ancora aspettano che noi li conosciamo. Ben vengano, nondimeno, le novità di qualità, da scegliere con discernimento. Questa riflessione vale per i libri forti della letteratura “alta” ma anche per quelli, di lievità e finezza, detti di intrattenimento. Al di là dei generi e delle profondità, infatti, alla fine ci sono solo buoni libri e libri meno buoni, o cattivi. Nell'immagine: Paul Klee, "Libro aperto", 1930, tempera su tela preparata con lacca The Salomon R. Guggenheim Museum New York ©Robert E. Mates New York

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14aprile
2019

Ci sono mille e una definizione di arte, espressione artistica, scrittura, segno, pittura, musica. Giorgio Bassani (1916-2000), scrittore letto e riletto mai abbastanza, aveva avuto un pensiero che ricorda pienamente la sua opera. L'abbiamo colto in un libro appena uscito dedicato allo scrittore: "Vivere è scrivere" (Edizioni Sai) a cura di Gianni Ventura e Portia Prebys (l'americana compagna di Bassani nell'ultima parte della sua vita), con in copertina un ritratto dello scrittore del pittore Carlo Levi (nostra foto)

"L'arte è il contrario della vita, ma ha nostalgia della vita, ed è precisamente perché sente questa nostalgia che è arte vera. L'artista è separato dalla vita nel presente in quanto preferisce spiegarsi per rifletterci sopra, ed è separato da essa per il tempo vissuto, per il passato".

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06aprile
2019

(mf) 20 anni fa moriva Mario Soldati, a 93 anni. Fu un personaggio di gran carisma, fascino e simpatia. Buongustaio, appassionato di vini, una vita intera con il sigaro toscano, laureato in storia dell'arte, un periodo negli USA come professore alla Columbia University. Fu regista di cinema (celebre il suo "Piccolo mondo antico") e scrittore fecondo. Nel 1977 lessi "La sposa americana", appena uscito, e mi piacque. Nel 20mo della morte l'ho ricordato (vedi video qui sopra), mandando a memoria le sensazioni. L'ho poi riletto. La vena c'è, unita all'affondo psicologico acuto, nascosto in una apparente trascuratezza di scrittura. Ma oso dire che, letto 42 anni dopo, quel romanzo ha qualche punto un po' sdrucito, datato. Con qualche espediente narrativo che mostra l'età. Ripensandoci, avevo letto prima e lessi più tardi altre sue prose che mi pare tengano meglio, ancora in circolazione: "La messa dei villeggianti", "I racconti del maresciallo", "L'attore", "La confessione", "Racconti per l'estate". Di lui scrittore, in ogni caso, Leonardo Sciascia scrisse: "Qualcosa che somiglia alla felicità:... e questo è, esattamente definito, il mio sentimento di lettore di Soldati da quando, per la prima volta, lessi un suo racconto". Ecco, la misura del racconto sembra davvero essere la cifra narrativa più felice di Mario Soldati, assieme al suo signorile, curioso gusto della vita e del bello.

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29marzo
2019

L'importanza di avere una radice, sempre, ovunque poi ti portino le strade e il destino: lo sapeva bene Cesare Pavese (1908-1950, nella foto) che di questo tenace filo, ineluttabile e anche doloroso (per lui le colline delle Langhe piemontesi) parla nel suo ultimo romanzo, "La luna e i falò" (vedi video e recensione). E' diventata celebre la frase in cui lo scrittore evoca il bisogno di un "luogo nell'anima":

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

Quando poi il protagonista, partito e tornato e ancora ripartito, si trova nella grande città, a Genova, egli ripensa a quello che ha lasciato e perduto:

“C’era il porto, questo sì, c’erano le facce delle ragazze, c’erano i negozi e le banche, ma un canneto, un odor di fascina, un pezzo di vigna, dov’erano? Anche la storia della luna e dei falò la sapevo. Soltanto, m’ero accorto che non sapevo più di saperla”.

"La luna e i falò". era uscito nella primavera del 1950. Alla fine di giugno il romanzo trionfa al premio Strega. Non ha importanza. Il27 di agosto Cesare Pavese si suicida nella solitudine di una camera d'albergo, a Torino. Per un amore infelice, si dice. Chissà. Lascia un biglietto: "Perdono a tutti, a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi. Cesare Pavese".

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22marzo
2019

Margareth Mitchell uscì di casa una sera di 70 anni fa, ad Atlanta, la città del sud degli Stati Uniti dove era nata e dove aveva pubblicato, 13 anni prima, un romanzo diventato immediatamente un bestseller, “Via col vento”, che poi vendette milioni di copie in tutto il mondo. Margaret Mitchell (nella foto) aveva 49 anni e tutti si attendevano da lei altri libri, magari anche la continuazione di “Via col vento”, rimasto sospeso nel finale. Quella sera la scrittrice era diretta a un appuntamento, un incontro con amici in un bar. Ma non ci arrivò mai. Mentre stava attraversando una strada sulle strisce pedonali fu travolta da un tassista ubriaco: ferita gravemente, morì all’ospedale dopo una settimana di agonia. I libri che avrebbe potuto scrivere non li scrisse più. “Via col vento” resta un’opera unica, uno di quei romanzi che senza toccare vette letterarie altissime sanno segnare un’epoca e affascinare generazioni di lettori. Qui nel nostro sito Video e Recensione.

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15marzo
2019

Giulio Nascimbeni (1923-2008), nella foto, fu un grande giornalista, divulgatore eccezionale di letteratura, per anni responsabile della mitica Terza Pagina del Corriere della Sera. L’ho conosciuto bene: un signore sensibilissimo, una scrittura critica chiarissima, lucida, emozionata, un amore sconfinato per i libri. Verso la sera della sua vita era tornato da Milano alla vecchia casa padronale della sua infanzia nel mondo contadino, nella campagna veneta, dove era cresciuto in mezzo a care persone e cari libri, e scopriva quanto una libreria privata, intrisa di storia e affetti, abbia un valore ineffabile, una patina cara di calore e colore che appartiene alla propria unica, irripetibile e decisiva storia. Leggete, cliccando qui di seguito, come egli abbia saputo scrivere benissimo (in “Il calcolo dei dadi, storie di uomini e di libri”, Bompiani) quella rivisitazione di scaffali che furono vita.

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08marzo
2019

Volete fare un piccolo assaggio-test? Confrontate (cliccando su continua qui sotto) i due incipit del romanzo "Il giovane Holden" di J.D. Salinger, nato cento anni fa e scomparso nel 2010 (nella foto), nelle due traduzioni Einaudi del 1961 e del 2014. Scoprirete ancora una volta che se i testi originali rimangono immodificabili per sempre (e per fortuna) le traduzioni evolvono, si adeguano in qualche modo alla contemporaneità di chi legge. Poi ognuno giudicherà.

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01marzo
2019

"I libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale".

Un pensiero di Amos Oz, scomparso due mesi fa, il 28 dicembre scorso, all'età di 79 anni (nella foto, lo scrittore fra i suoi libri). Sul suo romanzo "La vita fa rima con la morte" i nostri Circoli di lettura lavoreranno a Bellinzona e a Lugano lunedì e martedì 11 e 12 marzo (vedi sotto "Circoli di lettura).

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22febbraio
2019

Ecco un bel pensiero di Marco Archetti, tratto da un suo lungo articolo su "Il Foglio" del 20 febbraio, intitolato "La condizione che fa esistere la forza di un racconto"

"....Una donna è seduta comoda su un divano, sotto il cono di luce di una lampada. Ha lo sguardo sulla pagina di un romanzo. Gli occhi corrono una riga dopo l'altra. Per il resto, non si muove foglia. Non si sente un rumore. Tutte le porte sono chiuse. La donna è immobile come una statua, eppure nessuna immagine di immobilità è tanto bugiarda come questa. Nessuna immagine di immobilità potrebbe nascondere più tumulti, impennate, picchiate, viaggi fulminei, scarti laterali, inventari, frotte d pensieri in elaborazioni contemporanee, fughe in avanti, grandi falcate, occhiate al retrovisore, comparazioni, calcoli, ovazioni, riconsiderazioni, implosioni, flussi di analogie, vuoti d'aria, tuffi nell'acquario, risate a mezz'aria, traslochi di parole, appropriazioni. Un vero e proprio caso di immobilità vorticosa. Un caso di isolamento totale, in totale contatto con l'universale". Alla fine, il lungo articolo si conclude cosi:

"Un lettore sa che la forza di un racconto esiste solo a una condizione: che esista la forza di un ascolto. Ogni singolo lettore è il principale responsabile dell'esistenza di tutta la letteratura"

(Illustrazione: H. Matisse “La lettrice in abito viola”)

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