Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

31luglio
2020

La letteratura a scuola. Come potrebbe essere, come spesso purtroppo è. Scrive Tzvetan Todorov (1939- 2017) in "La letteratura in pericolo" , Garzanti, 2008:

"...Gli studi letterari scolastici hanno lo scopo principale di farci conoscere gli strumenti di cui si servono. Leggere poemi e romanzi non porta a riflettere sulla condizione umana, l'individuo e la società, l'amore e l'odio, la gioia e la disperazione, ma su nozioni critiche, tradizionali o moderne. A scuola non si apprende che cosa dicono le opere, ma che cosa dicono i critici".

Todorov si riferiva alla scuola francese ma esiste un po' ovunque il problema dei metodi tecnici, strutturali, analitici che, insegnando letteratura nelle scuole (scuola media, licei) molti docenti usano in modo sovrabbondate rispetto alla percezione complessiva dell'opera, che possa raggiungere la mente, l'intelligenza, il cuore degli alunni. La vivisezione tecnica, stilistica di un'opera letteraria va bene per la critica pura, per il lavoro accademico in università. La scuola chiede invece anche e soprattutto l'educazione all'innamoramento letterario, alla scoperta della vita dentro i libri.

Nell'immagine un disegno di Jean-François Millet

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24luglio
2020

"Gli uomini sono un po' come i libri: ne leggete distrattamente uno, e non prevedete che finirà per lasciare in voi una traccia incancellabile; ne digerite con ogni zelo un altro, che abbia tutta l'aria di esser degno dell'impresa; e scorsi pochi mesi vi accorgete che la fatica è stata peggio che inutile. Ma sul primo momento, al primo incontro, il risultato finale, la perdita o il profitto, sono sospesi a un punto interrogativo" (Eugenio Montale, "La farfalla di Dinard").

Per capire se un libro ci lasci un segno interiore forte, duraturo, influente e talvolta decisivo per molti aspetti della nostra vita, occorre dar tempo al tempo, suggerisce Eugenio Montale: un po' come avviene per l'incontro con le persone. Sapremo dopo quali libri - e quali uomini, e quali donne - saranno indelebili e quali invece svaporati.

Illustrazione: un disegno di Montale, dalla copertina del libro edito da Mondadori nel 1969

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17luglio
2020

Ancora a proposito della lettura che secondo alcuni toglierebbe spazio alla vita vera e secondo altri invece è anch'essa vita (il Circolo dei libri opta per la seconda ipotesi...):
Scrisse un giorno Jorge Luis Borges, il grande autore argentino:" Molte cose ho letto e poche ne ho vissute". Più tardi, rispondendo in una intervista allo scrittore Mario Vargas Llosa il quale gli chiedeva conto di quella frase, Borges rispose: "Era una frase triste. La scrissi quando avevo trent'anni e non mi rendevo conto che anche leggere è un modo di vivere".
Ecco: "anche leggere è un modo di vivere".

Illustrazione: Kees van Dogen, "La lecture"

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10luglio
2020

"Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro".

UMBERTO ECO

(immagine: La lettrice, Vincent van Googh)

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03luglio
2020

"Il libro perfetto è sullo scaffale in alto, nell'angolo a portata della tua mano. L'ignoto ignoto, ciò che non sapevo di non sapere, è lì che ti aspetta in fondo alla libreria". Così scrive Mark Forsyth in un piccolo libro che l'editore Laterza un giorno scoprì per caso bighellonando in una libreria di Londra. Parlava di come sugli scaffali l'occhio ti può cadere causalmente su una copertina, un titolo, e così scopri un volume che non conoscevi, una bellezza che non sapevi e non sapevi nemmeno di non sapere. L'editore ne fu colpito e decise subito di far tradurre il libriccino per lettori curiosi e di pubblicarlo in italiano: eccolo qua, piccolissimo, pochi centimetri di superficie, nemmeno 30 pagine, 2 Euro di costo. Gustoso. Ci sono libri che sappiamo che esistono, anzi ne sentiamo parlare molto, ma non li abbiamo letti. "Ma ci sono anche", scrive Forsyth, "libri di cui non ho mai sentito parlare e, non avendone mai sentito parlare, non mi rendo neppure conto di non aver letto". Ogni tanto ci si imbatte, in libreria, in questo "ignoto ignoto". E talvolta ne nasce una festa di lettura: "Una ricchezza inaspettata", commenta nell'introduzione Giuseppe Laterza, "un patrimonio da scoprire ogni volta che attraversiamo la soglia di una libreria"

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26giugno
2020

"Mia madre mi raccontò che le prime cose che io scrissi furono continuazioni delle storie che leggevo, perché mi dispiaceva che finissero, oppure volevo cambiare il finale. E forse è ciò che ho fatto per tutta la vita senza saperlo."

Mario Vargas Llosa, dal discorso tenuto a Stoccolma il 7 dicembre 2010, quando gli fu attribuito il Premio Nobel per la Letteratura.

In questa rivelazione del proprio desiderio infantile di continuare o cambiare le storie che aveva appena letto, Mario Vargas Llosa conferma la ineffabile commistione fra l'intenzione dello scrittore e la percezione del lettore; e conferma che ogni storia inventata può avere code di desiderio, nella mescolanza fra lettura e interpretazione, nella continua "ri-creazione della realtà" (che è poi una delle più adeguate definizioni della letteratura). Infine: un bambino, o una bambina, che scrivendo continuano una storia appena letta o ne cambiano il finale, sono destinati a diventare scrittori, o perlomeno a provarci.

Illustrazione: Pablo Picasso, "La lecture de la lettre", 1921

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19giugno
2020

Una sintesi dei libri su cui lavoreremo in autunno con i nostri circoli di lettura

Philip Roth, “Nemesi”, Einaudi
Scritto 10 anni fa da Roth, questo romanzo racconta con profonda intensità e struggimenti morali narrati benissimo, le vicende di una epidemia di poliomielite nel 1944 (quando ancora non esisteva il vaccino per quella malattia) a Newark, negli Stati Uniti. Un Roth diverso dal solito ma sempre grande.

Paolo Di Stefano, “Noi”, Bompiani
Un romanzo poderoso, intenso, spietato e commovente, urticante e tenero. 600 pagine (leggetelo per tempo e a tempo continuato, se potete) per una specie di regolamento di conti esistenziale, piscologico e morale fra l’autore e il proprio passato vero, familiare. Di Stefano viaggia fra sud e nord, fra passato e presente, dalla morte - centrale - di un fratellino per leucemia, tornando indietro alla giovinezza pre-matrimoniale di un padre inquieto, ansioso, ferito da una cupezza familiare siciliana, fino ai decenni trascorsi in Ticino, nella Viganello dagli anni ’60 in avanti, e infine al giorno d’oggi, tempo di bilanci, struggimenti, pacificazioni.

Antonio Tabucchi, “Sostiene Pereira”, Feltrinelli
Un romanzo italiano che si svolge nelle chiare luci atlantiche di Lisbona, scritto con ariosa e meticolosa, apparente semplicità. Un oscuro, solitario giornalista culturale minore, Pereira, attraversa una faticosa e sudaticcia estate lusitana fra piccole mediocrità e ambizioni sfibrate, incontrando umilmente lo sbocco di un eroismo morale e civile.

Henry James, “Washington Square”, Garzanti
Pubblicato nel 1880, questo romanzo precede di pochi anni i grandi racconti di Anton Cechov (e così chi ha lavorato con noi su Cechov potrà scoprire come e che cosa scriveva un suo quasi coetaneo dall’altra parte del mondo). Non leggete la prefazione, difficile, semmai leggetela dopo. Un romanzo che sembra un teatro, con pochissimi protagonisti: un padre ricco e severo e vedovo, una figlia unica insignificante (e tuttavia…), un pretendente corteggiatore bello e spregiudicato, un confitto fra padre e figlia al tempo in cui i padri entravano prepotentemente nel destino delle figlie, una zia sentimentale e arruffona. Tutto qui. Ma basta, se tutto è cucito con il finissimo filo della narrativa di Henry James, attentissimo ai grovigli psicologici e alle grandi recite sociali dell’aristocrazia (in questo caso americana).

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12giugno
2020

Leggere non allunga la vita. Ma allunga le ore. Leggere un buon libro non ferma il tempo ma cambia il nostro rapporto con il tempo. Senza nessuna tentazione di snobismo da lettura, vale la pena ogni tanto partecipare al dialogo fra chi crede che leggere libri aggiunga tempo al tempo e chi pensa che invece sottragga tempo alla vita. Tenendo sempre ben presente, in ogni caso, che leggere e scrivere storie si apparenta alla millenaria vocazione umana (da molto prima che nascesse la scrittura, e per sempre) di ascoltare e raccontare storie. Cliccate su "continua" e trovate due riflessioni del titolare del Circolo dei libri. Uno solo dei molti punti di vista possibili.

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05giugno
2020

L'arte, sotto qualsiasi forma, esige lavoro. Ivan Bunin, scrittore russo (1870-1953) grande amico di Anton Cechov, in "A proposito di Cechov" (Adelphi) scrive:

- Anton Cechov amava ripetere che chi non lavora, chi non vive respirando sempre e solo l'arte potrebbe anche essere il saggio re Salomone ma finirebbe per sentirsi vuoto, insignificante. Capitava che tirasse fuori il taccuino da un cassetto e, alzati gli occhi fra i bagliori del pince-nez, lo brandisse fiero: " Cento trame precise! Sissignori! Altro che voi giovanotti! Qua si sgobba. Volete comprane un paio?-

Uno scrittore deve avere sempre trame sul taccuino. E lavorare sodo, insomma. Sempre Bunin ricorda un altro consiglio di Cechov agli scrittori: "Basta dilettantismi, fatene un mestiere. Certo non è bello dover scrivere per guadagnarsi il pane come è toccato a me, ma in certa misura il mestiere è necessario, l'ispirazione non basta."

Immagine: Anton Cechov

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29maggio
2020

Per tre lunedì, fra aprile e maggio, abbiamo lavorato, in incontri a distanza, su Anton Cechov. E abbiamo imparato a sentirlo vicino, quasi nostro, entrando nelle vene della sua narrazione minuta, amara, compassionevole e talora comica senza esultanza, della realtà. In attesa di tornarci sopra, in tempi e modi da ipotizzare, ecco uno stralcio di giudizio su Cechov di un altro russo, Vladimir Nabokov:

"I libri di Cechov sono libri per persone spiritose; vale a dire che solo un lettore con il senso dell'umorismo può realmente coglierne la tristezza. Ci sono scrittori il cui suono è una via di mezzo tra un risolino e uno sbadiglio... Ce ne sono altri in cui esso è una via di mezzo tra una risata di soppiatto e un singhiozzo - e uno di loro è Dickens. C'è anche quell'orribile tipo di umorismo introdotto dall'autore per cercare un momento di sollievo, puramente tecnico, dopo una scena tragica - ma è un trucco ben lontano dalla vera letteratura. L'umorismo di Cechov non corrisponde a nessuno di questi tipi; è puramente cecoviano. Le cose per lui sono insieme buffe e tristi, ma non potete accorgervi della loro tristezza se non cogliete la dimensione buffa, perché i due elementi sono legati tra di loro".

(Da: Vladimir Nabokov, "Lezioni di letteratura russa", Garzanti, 1987)

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Archivio

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