Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

27marzo
2020

7 volte 7, per sette giorni abbiamo acceso sette piccole luci di libri. Con il motto allegro "Non ci resta che leggere" (ma sappiamo che ci resta molto di più, per fortuna) in questi giorni di quieti arresti domiciliari senza colpa, continueremo ogni tanto a mandare altri suggerimenti di lettura, annunciandoli con un uno squillo di newsletter (chi non è ancora iscritto lo faccia).

"Così, distanti, ci veniamo incontro" (Vittorio Sereni, in "Diario d'Algeria", 1947)

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27marzo
2020

LA PAZIENZA DEL SIGNOR CARDINAUD

"All’una e cinquanta Cardinaud prende il treno. Nello scompartimento, gente che non sa lo guarda come una persona qualsiasi (…) È come una formica ostinata che segue ostinatamente la sua strada, il suo destino, e che, ogni volta che il carico le sfugge, lo afferra di nuovo, pur essendo quel carico più grosso di lei”Georges Simenon, “Il signor Cardinaud”, Adelphi È la mattina di una calda domenica estiva, in una piccola città della provincia francese. Il signor Cardinaud, diligente e soddisfatto impiegato d’ufficio, esce dalla Messa festiva tenendo per mano il suo bambino. È contento, saluta con garbo i conoscenti, si ferma in pasticceria per acquistare le solite paste domenicali e si avvia verso casa dove lo attende la moglie Marthe rimasta con la bimba più piccola. Ma non trova il solito profumo di arrosto bensì un odore di pranzo bruciato abbandonato nel forno.Marthe è sparita portando con sé i risparmi di famiglia e lasciando la bimba in custodia alla vicina. Scomparsa nel nulla. Cardinaud accusa il colpo, stringe i denti e fronteggiando con dolorosa dignità la morbosa compassione di colleghi e conoscenti, tenace come un segugio, decide che lui deve riportare la moglie a casa. È l’unica via possibile per continuare a vivere la sua quieta vita di cui Marthe era la luce decisiva.LEGGI LA RECENSIONE

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26marzo
2020

Altre citazioni e incipit scorrono nel nostro blog: BLOG

I nostri consigli di lettura
dal 20 marzo:

Non ci resta che leggere (1)
Antonio Manzini, "Ah l’amore l’amore"

Non ci resta che leggere (2)
John Fante, "Aspetta primavera, Bandini"

Non ci resta che leggere (3)
Plinio Martini, “Il fondo del sacco”

Non ci resta che leggere (4)
Margaret Mitchell, “Via col vento”

Non ci resta che leggere (5)
John Williams, “Stoner”

Non ci resta che leggere (6)
Fernando Aramburu, "Patria"

Non ci resta che leggere (7)
”Winifred Watson, “Un giorno di gloria per Miss Pettigrew”

Non ci resta che leggere (8)
Georges Simenon, “Il signor Cardinaud”, Adelphi

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26marzo
2020

UNA COMMEDIA CON LE BOLLICINE

“Miss Dubarry esclamò: - Ma il suo trucco è tutto sbagliato, Miss Pettigrew!-E Misss Pettigrew: -Trucco? Io non mi trucco- . - Non si trucca!-ripeté scandalizzata Miss Dubarry: - E perché? E’ indecente andarsene in giro nuda-.”Winifred Watson, “Un giorno di gloria per Miss Pettigrew”, Neri Pozza Leggendo questo romanzo di Winifred Watson (1906-2002) si pensa che un Ernest Lubitsch o un Billy Wilder avrebbero potuto ricavarne una loro scintillante commedia filmica. C’è l’ennesima versione del mito di Cenerentola, che qui veste i panni dimessi di una istitutrice senza lavoro che cammina desolata a Londra in “una fredda, grigia, nebbiosa giornata di novembre con l’aria umida di pioggia”, indossando “ un cappotto di indefinibile, orrendo marrone e vecchio di cinque anni”. Tipico, no? Poi succede che Miss Pettigrew si imbatte in una datrice di lavoro, una splendida e giovane donna fra il malizioso e lo svenevole, oscura artista di avanspettacolo e sicura cacciatrice di uomini. Da lì si muove una pochade dentro cui l’allibita e poi conquistata Miss Pettigrew scopre seduzioni, allegri tradimenti, effimere crisi sentimentali. E lei si improvvisa consigliera e poi qualche cosa succederà…LEGGI LA RECENSIONEGUARDA IL VIDEO

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25marzo
2020

GUERRA E PACE IN TERRA BASCA

“Non appena nota, intuisce, fiuta che dal pavimento si solleva il pulviscolo della tristezza, si mette a fischiare la sua melodia preferita. Non ha bisogno di deciderlo. Gli viene da sola. Prova una profonda gratitudine per quella canzone. Cose sue. A volte quando sta andando in mensa, o in cortile, o dopo aver salutato la madre in parlatorio, cerca il suo rapido effetto tranqullizzante sussurandola, così piano cheè quasi come se la pensasse soltanto”Fernando Aramburu, "Patria", Guanda “Patria” si legge quasi correndo, conquistati e commossi, trascinati dentro una storia vivida di persone alle prese con le speranze, i rovesci, la normalità quotidiana, le impennate del destino e di una drammatica tensione civile e sociale. I protagonisti di questa storia avvincente, che non concede tregua d’attenzione, sono i membri di due famiglie: padri, madri, figli dentro la vita locale, minuta, di un piccolo paese basco. Ma lo sfondo drammatico è quello della cupa stagione del terrorismo indipendentista nei Paesi baschi spagnoli.LEGGI LA RECENSIONEGUARDA IL VIDEO

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24marzo
2020

LA VITA AVARA DEL PROFESSOR STONER

“Può capitare che qualche studente, imbattendosi nel suo nome (di Stoner), si chieda indolente chi fosse, ma di rado la curiosità si sospinge oltre la semplice domanda occasionale. I colleghi di Stoner, che da vivo non l’avevano mai stimato gran che, oggi ne parlano raramente; per i più vecchi il suo nome è il monito della fine che li attende tutti, per i più giovani è soltanto un suono, che non evoca alcun passato o identità particolare cui associare loro stessi o le loro carriere”John Williams, “Stoner”, Fazi
La vita normale, quasi insignificante, di un alto e magro docente di nome Stoner, professore di letteratura in un campus universitario americano, ha una trama sommessa e dimessa. Figlio unico di due genitori poveri di campagna l’hanno fatto studiare, Stoner si laurea e si trasferisce in città. Si sposa un po’ cosi, vive un po’ così. Appena, talvolta, negli anni, ha qualche “nuvola d’ira”, un impeto di trasgressione, persino una passione d’amore osata. Ma la felicità, già per sua natura impossibile da possedere per intero, non è fatta per farsi nemmeno intravedere da Stoner. Scritto con linguaggio preciso, asciutto, quasi neutro, “Stoner” divenne qualche anno fa, quando il suo autore, John Williams (1922-1994) era già morto, un enorme successo letterario postumo, addirittura un romanzo “cult”, di dolente bellezza. LEGGI LA RECENSIONE
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23marzo
2020

ROSSELLA RIDIVENTA SCARLETT

“Scarlett O’Hara non era particolarmente bella, ma gli uomini irretiti dal suo fascino, come i gemelli Tarleton, in genere non se ne accorgevano”Margaret Mitchell, “Via col vento”, Neri Pozza “Rossella O’Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo fascino”: questo per decenni e decenni fu il celebre incipit di “Via col vento” per i lettori italiani. La traduzione del 1937, fedele alle direttive fasciste che imponevano di italianizzare il più possibile i nomi stranieri, aveva ribattezzato Scarlett con il nome di Rossella. Ora finalmente Scarlett ottiene nella nuovissima traduzione italiana proposta da Fazi (con una introduzione di Mariarosa Mancuso) il suo nome originale. Un bel librone appassionante per questi tempi di quarantena. È un romanzo fluviale abilmente teso su avvenimenti imprevisti, drammatici, emotivi. C’è una storia sullo sfondo della Storia (la guerra civile americana fra nordisti e sudisti fra il 1861 e il 1865), come in un “Guerra e pace" americano senza il genio tolstoiano ma con sicuro talento. E c’è la vicenda di amore, egoismo, sacrifici e maturazione di Scarlett O’Hara, la cocciuta protagonista, alle prese con un uomo ideale ed etereo e con uno virile e ruvido.LEGGI LA RECENSIONEGUARDA IL VIDEO

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22marzo
2020

L'EMIGRAZIONE COME STRUGGIMENTO

“-Pa, se voi siete contento… -cominciai (…), -se voi siete contento, Antonio e io avremmo pensato di andare in America (…)-. Nostro padre disse (…): -Ho sempre pensato che qualcuno di voi sarebbe dovuto emigrare, e vostra madre, che è donna, da un po’ di tempo non dorme più per quel sentimento (…). Quello che non mi aspettavo era di vedervi decidere due in una sola volta, così giovani per giunta; in casa non vi è mai mancato nulla, no?- Era ormai buio. Avrei dato la vita per togliergli la pena di quel discorso. Sospirò, riprese (…): -Promettetemi almeno che tornerete a farvi veder prima che vostra madre e io siamo morti; almeno promettetemi questa consolazione, per vostra madre soprattutto: voi sapete che ne ha già viste abbastanza, ne ha proprio viste abbastanza-. ‘Anche a piedi, pa, anche se dovessi farla tutta a piedi’, avrei voluto rispondergli, ma non potei, e mi rincresce ancora oggi di non essere stato capace di dirgli quelle tre parole.”Plinio Martini, “Il fondo del sacco”, Casagrande La vita grama della gente di montagna aggrappata ai magri prati verticali e agli alpeggi impervi per assicurarsi poco pane: troppe bocche da sfamare. Nell’Ottocento la “meglio gioventù” delle nostre valli tenta l’azzardo quasi forzato dell’emigrazione. Il ragazzo Gori, cresciuto nella valle Maggia del suo creatore, Plinio Martini, vive lo strappo e lo struggimento dell’emigrazione. Lascia la madre, il padre, l’alone rassicurante di casa sua, del paese e dell’amore acerbo e bello per la ragazza Maddalena. “Il fondo del sacco” racconta la parte affettiva ed emotiva del grande rivolgimento migratorio che ha toccato la nostra montagna povera. Un romanzo che tutti gli svizzeri italiani dovrebbero leggere.LEGGI LA RECENSIONEGUARDA IL VIDEO

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21marzo
2020

I SOGNI DI UN RAGAZZO AMERICANO

“Si trattenne a lungo davanti allo specchio, in camera sua, a dialogare con Rosa, a provare le frasi con cui avrebbe accettato i suoi ringraziamenti. Ormai s’era convinto che quel regalo avesse il significato di una dichiarazione d’amore. Il modo in cui l’aveva guardata quella mattina, in cui l’aveva pedinata durante l’intervallo, erano tutti preliminari che la ragazza avrebbe finito con l’associare al gioiello. Era felice. Aveva deciso di esternare i suoi sentimenti. Immaginò che Rosa gli dicesse: -Ho capito subito che il regalo era tuo, Arturo-. In piedi davanti allo specchio le rispose: -Be’ sai com’è. Un uomo è contento di fare un regalo di Natale alla sua ragazza-.”John Fante, "Aspetta primavera, Bandini", Einaudi Arturo Bandini è un ragazzetto figlio di immigrati abruzzesi che vive in Colorado. Il padre Svevo è un uomo affascinante e seduttore, affabulatore e inaffidabile, al contrario della mamma Maria, vera custode della casa. La nonna Toscana conserva un’eco remota d’Abruzzo, rintracciabile nei resti di dialetto e nelle foglie di basilico. La famiglia Bandini è molto povera, la mamma fa fatica a umiliarsi davanti ai bottegai per avere cibo a credito mentre il marito gigioneggia in giro. Arturo, quando lascia l’alone caldo e buono della grande stufa di casa nell’inverno nevoso e gelido del Colorado, va a scuola, sogna di diventare un campione di baseball, si innamora della compagna Rosa, fra struggimento, tristezza e voglia di primavera e di vita. Il romanzo di una iniziazione.LEGGI LA RECENSIONE GUARDA IL VIDEO

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20marzo
2020

ROCCO SCHIAVONE INDAGA IN OSPEDALE

“Il vicequestore Rocco Schiavone posò il giornale sul letto e si affacciò alla finestra. Solo pioggia, pioggia, pioggia e Aosta. Un tempo simile sarebbe stato sopportabile esclusivamente a Parigi, pensò. Vent’anni prima”.Antonio Manzini, "Ah l’amore l’amore", SellerioC’è un omaggio a Paolo Conte, nella frase ritagliata, intonata alla personalità brusca e malinconica (inventata da Antonio Manzini) del vicequestore Rocco Schiavone. Il quale, lasciato mezzo morto alla fine dell’ultimo (ormai penultimo) romanzo, riappare ora ben vivo, sebbene pesto e arrabbiato e con un rene in meno, all’ospedale: dove il caso vuole che ci sia una morte sospetta in sala operatoria. Il vicequestore indaga dalla sua camera di degenza, condivisa con un paziente truce: immaginate l’umor nero del poliziotto, che già di suo non è mai allegro. Eppure il romanzo è ficcante e divertente, perché la tastiera di Manzini è superba. Rocco Schiavone è un antipatico che piace, schifato dalle scoperte del male umano in azione (lui ne sa qualcosa) fra delitti, corruzioni e ipocrisie. Dietro il suo carattere impossibile – spesso da tirare schiaffi – batte un cuore ferito e vero, di forte tempra. Per chi non lo conosce, conviene cominciare dal primo romanzo della serie (“Pista nera”). LEGGI LA RECENSIONE

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