Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

17agosto
2018

E' morto, a 86 anni. V.S. Naipaul, premio Nobel nel 2001. Grande "meticcio" (nato nell'isola caraibica di Trinidad da famiglia indiana, era emigrato in Gran Bretagna diventando uno dei più raffinati autori di lingua inglese del nostro tempo). Definito scrittore post-coloniale, frutto della nuova commistione etica e culturale di un mondo mobile e mescolato, Naipaul aveva carattere scorbutico, giudizi secchi e spesso umorali e provocatori. A l di là di ciò, ha scritto alcuni grande romanzi. Il suo capolavoro, crediamo, resta "Una casa per il Signor Biswas" (Adelphi): sorprendente, divertente, amaro e comico, pieno di personaggi familiari ingombranti, agitati, suoceri e parenti a iosa, seccatori, amici, regole e convenzioni, pretese. Il signor Biswas è simpatico, sfortunato, goffo, e per tutta la vita deve fare i conti con la "nuova patria familiare" acquisita sposandosi e dalla quale si sente un po' escluso, un po' sopportato con degnazione, emarginato. Biswas diverte, suscita compassione, chiede amicizia consolatoria ai lettori.

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10agosto
2018

Noi del Circolo dei libri "non possiamo non dirci cassoliani". Basta cercare nel motore di ricerca del nostro sito, troverete materiali. Nei video di "Rivediamoli d'estate" riproponiamo la presentazione di un libro molto amato.Usciva 60 anni fa, nel 1958, la nuova edizione, con modifiche e tagli voluti dall'autore, di uno dei romanzi più belli del secondo Novecento italiano: "Fausto e Anna", appunto di Carlo Cassola (1917-1987). La prima edizione, più lunga, era uscita nel 1949 ma la vera vita del romanzo cominciò nel 1952, quando Einaudi pubblicò una edizione riveduta (sempre dall'autore) del libro. Poi, nel 1958, la sistemazione definitiva.

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03agosto
2018

“Occupazioni inutili e conversazioni sempre uguali si portano via la parte migliore del tempo, le forze migliori, e alla fine rimane una via mutila, senz’ali, una nullità dalla quale non si può fuggire, evadere, come se si fosse in un manicomio o in una squadra di condannati ai lavori forzati”

Anton Cecov (1860-1904)

Il grande scrittore russo sapeva bene quanto tempo enorme e prezioso viene speso da futilità e convenevoli e piccole occupazioni o illusorie o fastidiose. E così si butta via la vita. Ma poi Cecov aveva il dono grande grande di osservare, con curiosità vivida, con realismo amaro ma anche con tenera e talvolta divertita compassione, quel brulichio vano, quell’affannarsi di esitenze nel brusio di parole quasi sempre inutili. E ne ricavava racconti formidabili che, dalla scontata routine della quotidianità, traeva (come un mago fa cavando colombe bianche da un cilndro) splendide narrazioni che da oltre un secolo appassionano i lettori del mondo. Miracolo della lettratura: dare luce e forza nuove alla realtà, per minusola e persino meschina che essa talvolta sia. Cecov scrisse anche questa frase, che dice tutto:

“Superare quel che di meschino e illusorio impedisce di essere liberi e felici, ecco lo scopo e il senso della nostra vita.”

Quale che sia poi la felicità nella libertà, resta tutto da scoprire. Cominciamo almeno a desiderarla.

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20luglio
2018

Sentimenti, speranze, ferite, innamoramenti e rapporti generazionali (il privato) sullo sfondo dell'offensiva del terrorismo dell'ETA che lacera una piccola comunità basca (il pubblico, il civile, il sociale). Un grande romanzo, che trascina e quasi travolge il lettore. Il premio Nobel Mario Vargas Llosa ha scritto di questo libro: "Da molto tempo non leggevo un romanzo così persuasivo, commovente, e così brillantemente concepito". E ha ragione.

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13luglio
2018

Montagna ticinese, Dalpe, siamo alla fine dell’Ottocento. Una vecchia madre, che ha già perso un figlio e poi il marito, accompagna giù fino alla stazione di Bellinzona i due suoi figli che hanno deciso di emigrare in America per far fortuna. Loro e lei sanno, nella ressa dei familiari che danno addio in lacrime al folto gruppo di giovanotti migranti, che si scriveranno lettere e notizie (scrivete, scrivete!) ma non si rivedranno più. “Intanto Giovanni e Andrea, in disparte, prendevano or l’uno or l’altro la mano della mamma, quella mano grinzosa e rinsecchita su cui brillava logoro il vecchio anello nuziale, e la andavano baciando con certi baci quas rabbiosi; poi le si avvinghiavano al collo, che pareva la schiacciassero, due giovanottoni così, con una vecchina, e le baciavan la fronte e i capelli bianchi (…).Saltarono sul convoglio…e li lasciassero andare, che loro avrebbero pianto in treno, la notte, nel rullìo dei carrozzoni addormentati… Il treno si mosse, mentre la vecchia si faceva largo tra la folla e correva arrembata verso l’estremità della stazione, perché i figli avessero a vederla sola, fuori dalla folla, e a portarne l’immagine piangente nei loro occhi…”.(Guido Calgari, “Quando tutto va male”): lo struggimento drammatico dell’emigrazione povera ticinese 37 anni prima della pubblicazione del “Fondo del sacco” di Plino Martini…Erano usciti nel 1933 questi importanti racconti di Guido Calgari (1905-1969), riediti nel 1968 e poi spariti. Ci ha pensato ora Armando Dadò, per fortuna, a ripubblicarli.

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06luglio
2018

Ecco un bel romanzo, denso e importante, appassionante, per l'estate. E' l'ultimo romanzo, appena uscito, dello spagnolo Javier Marìas, uno dei maggiori scrittori europei. Che racconta una storia intensa, di grande spessore. A Berta Isla il destino riserva un compagno di vita importante, decisivo, ma anche scaraventato (pure lui dal destino) su impensabili piste clandestine, dentro il groviglio dei servizi segreti. Un romanzo a mezza strada fra la "spy story" e una privata, strana, struggente storia d'amore.

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29giugno
2018

Le badanti (nome nuovo per definire quelle persone cui la nostra società abbastanza sazia e benestante affida la faticosa quotidianità di genitori vecchi, infragiliti, al bordo della vita prima della morte) hanno trovato un loro luogo letterario. Sara Rossi Guidicelli, giornalista svizzera al suo esordio narrativo, ha scritto un libro che è un racconto documentario di realtà incontrate, registrate, ma è anche , appunto, narrativa vera e propria. L’autrice ha fatto parlare (nella mediazione della propria scrittura, che ha preso spesso in prestito il calco lessicale delle protagoniste) le badanti che lei ha incontrato, traendo dal loro nocciolo vero la voce della loro esperienza reale, degli strappi da casa propria, dell’arrivo estraniante e spesso doloroso tra noi, dell’accensione di storie relazionali dettate dal bisogno economico ma poi molto spesso sfociate in una trama affettiva.

VEDI RECENSIONE IN "LIBRI", (recensioni)

Sara Rossi Guidicelli

Natasha prende il bus

Storie di badanti, di madri e di figlie

(Prefazioni di Daniele Finzi Pasca)

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22giugno
2018


In attesa del suo nuovo romanzo ("Gli svizzeri muoiono felici"), che uscirà in Italia per l'editore Guanda in settembre, Andrea Fazioli torna in libreria con "Succede sempre qualcosa", una raccolta di prose (racconti, sensazioni, pensieri) pubblicata dall'editore Casagrande, che così presenta il volume nel comunicato stampa:

«Cosa succede se un narratore decide di recarsi, una volta al mese e per un anno intero, in un’anonima piazzetta di periferia? E se la temuta responsabile del personale di una grande azienda licenzia un giovane appassionato di tigri? Come si sopravvive a una discesa negli inferi del celebre Carnevale di Bellinzona o a una spedizione nel centro commerciale più grande d’Europa?
Forse per uno scrittore, come per ogni autentico lettore, il regno del possibile e il mondo reale sono più vicini di quanto si tenda a credere. Così, nei racconti che compongono questo libro realtà e finzione convivono felicemente, e può capitare che un personaggio inventato sia più vero di un io narrante di nome Andrea. Ciò che importa, dopo tutto, sono la freschezza delle loro voci e la commovente imponderabilità dei loro destini.»

L'autore presenterà il libro a Lugano il 6 luglio alle 18.30 (al Parco Ciani, con Massimo Gezzi, nell'ambito di LongLakeFestivale) e a Bellinzona il 12 luglio alle 18 (nella corte del Municipio, con Lorenzo Erroi, nell'ambito del festival Territori).

Andrea Fazioli parla di "Succede sempre qualcosa" (testo e video): clicca qui




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22giugno
2018

Un consiglio per tutti coloro che amano leggere , e in particolare per gli amici dei nostri Circoli di lettura, cui sono stati indicati i libri su cui lavoreremo in autunno (vedi blog più sotto): leggete, non appena potete, con continuità e metodo, non a spizzichi e a intermittenze troppo larghe. Un romanzo è come un concerto: andrebbe gustato nel modo più unitario e continuato possibile. La pensava così anche il grande Philip Roth, appena scomparso. Parlando di un personaggio (uno scrittore celebre), il quale, dopo aver sostato un poco, la sera, a chiacchierare davanti al camino sorseggiando un goccio di cognac, si alza per ritirarsi. Roth scrive:

“… disse che doveva ancora dedicarsi alla propria lettura serale. Non rendeva giustizia a uno scrittore se non lo leggeva per qualche giorno consecutivamente e per almeno tre ore di fila. Altrimenti, nonostante le note e le sottolineature, perdeva i contatti con la vita interiore del libro, e tanto sarebbe valso non averlo neppure cominciato…”

Philip Roth, “Lo scrittore fantasma”, Einaudi

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08giugno
2018

Il Circolo dei libri si occupa primariamente di libri, di narrativa; ma poi, proprio per il riflesso che la lettura accende e per i suoi rimandi, il Circolo è curioso di tutto ciò che attiene alla creatività, al "bello". E così domenica 3 giugno, per esempio, il Circolo dei libri ha incontrato l'architetto Mario Botta, il quale ci ha accolti e ci ha guidati nella visita della mostra allestita al Museo Casa Rusca di Locarno e dedicata alle opere legate al "sacro" dell'architetto (chiese, cappelle, sinagoghe, moschee) con modelli, progetti, immagini, in un percorso espositivo originale e affascinante. Mario Botta ci ha guidati nella visita alla mostra ma di fatto ha parlato anche, più in generale,di sé e della sua opera, della sua passione per l'architettura che costituisce per lui una vera e propria vocazione totalizzante che dura da più di mezzo secolo. Al termine, un rinfresco conviviale in riva al lago Verbano ci ha permesso di augurarci buona estate.

(Nella foto: un momento dell'incontro)

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