Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

19ottobre
2018

Vladimir Nabokov 1899-1977), grande autore russo che scrisse capolavori in russo e in inglese, fu anche un ineffabile prestigiatore della letteratura, un sublime mago delle parole. Qui di seguito, in attesa di lavorare con il "Circolo dei libri" su un suo romanzo, tre riflessioni sue: sulla commistione ambigua fra vita vera e letteratura vera, sulla sua predilezione per Tolstoj, sul piacere irrinunciabile di leggere la sera prima di dormire...

Non sono colpevole di imitare «la vita reale» più di quanto «la vita reale» sia responsabile di plagio nei miei confronti. (Da Nota bibliografica a“Una bellezza russa e altri racconti,” Adelphi).

Quando leggete Turgenev, sapete che state leggendo Turgenev. Quando leggete Tolstoj, lo leggete perché non potete smettere. (Da “Lezioni di letteratura russa” ,Garzanti)

Sapere che si ha qualcosa di bello da leggere prima di coricarsi è una delle sensazioni più piacevoli della vita. (Da un’intervista del 1965)

(Illustrazione: Felix Vallotton, "Donna che legge")

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12ottobre
2018

Un buon libro è un libro che si ha voglia di rileggere, prima o poi. Il problema è che per sapere se un libro si avrà voglia di leggerlo una seconda volta, bisogna leggerlo una prima volta. E spesso è tempo sprecato. Il lettore accorto matura a poco a poco un suo istinto, un suo fiuto per capire al volo se un libro valga la pena di essere letto. O, meglio, se a quel libro valga la pena di dedicare alcune ore della propria vita. Ci sono così tante cose belle da fare (e da leggere), nella vita, che non vale la pena sprecare tempo.

Illustrazione: Felix Vallotton (1865-1925), "La lettrice".

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05ottobre
2018

"Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... Perché la lettura è una immortalità all'indietro".

Umberto Eco

(Nella foto: Umberto Eco alla prese con un libro)

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28settembre
2018

Scrive Alberto Manguel, saggista e romanziere argentino:

"Anch'io leggevo a letto. Nella lunga serie di letti in cui ho passato le notti della mia infanzia, in strane camere d'albergo dove i fari delle auto che passavano proiettavano ombre paurosa sul soffitto, in case i cui odori e suoni mi erano sconosciuti, in cottage estivi bagnati dagli spruzzi del mare, o in montagna dove l'aria era così secca che mettevano accanto al letto una bacinella d'acqua con essenza d'eucalipto per aiutarmi a respirare, il binomio letto-libro mi garantiva una sorta di casa in cui sapevo di poter tornare, notte dopo notte, sotto qualunque cielo. Nessuno avrebbe potuto strapparmi da quel rifugio; il mio corpo, immobile sotto le lenzuola, non aveva bisogno di nulla. Ciò che accadeva, accadeva nel libro; e io ero il narratore. La vita si svolgeva perché io voltavo le pagine. Credo di non ricordare gioia più grande, più totale, di arrivare alle ultime pagine e posare il libro, in modo da rimandare la fine all'indomani, e affondare la testa nel cuscino con la sensazione di avere veramente fermato il tempo"

Alberto Manguel, Storia della lettura, Feltrinelli

Illustrazione: La lettrice (Jean-Honoré Fragonard,1776, National Gallery of Art Washington)

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21settembre
2018

"Ormai si scava un solco profondo tra letteratura di massa - produzione popolare a stretto contatto con la vita quotidiana dei suoi lettori - e letteratura d'élite, letta dagli esperti - critici, insegnanti, scrittori - che mostrano interesse solo per i virtuosismi dei suoi creatori. Da un lato il successo commerciale, dall'altro le autentiche qualità artistiche. Tutto avviene come se l'incompatibilità tra loro fosse naturale, tanto che l'accoglienza favorevole riservata a un libro da un gran numero di lettori diventa il segno del suo fallimento sul piano artistico e causa il disprezzo o il silenzio della critica...Se si ammette che un'opera parli del mondo, si pretenderà in ogni caso che elimini "i buoni sentimenti' e ci riveli l'orrore irrimediabile della vita, senza il quale rischia di apparire 'insopportabilmente sempliciotta' o, peggio ancora, di avvicinarsi alla letteratura 'popolare', la cui reputazione dipende più dal giudizio dei lettori che da quello dei critici".

Tzvetan Todorov, La letteratura in pericolo, Garzanti

Todorov (nella foto) nato nel 1939, scomparso un anno fa, intellettuale bulgaro e poi francese, grande e lucido protagonista, spesso provocatorio, della vita culturale europea, nel suo saggio frusta l'ingabbiamento iper-accademico e ipercritico e intellettualistico in cui una certa casta tiene imprigionato il piacere della lettura. Possiamo essere abbastanza d'accordo con lui.

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14settembre
2018

E' in libreria da pochi giorni il nuovo romanzo di Andrea Fazioli. Dopo il recente "Succede sempre qualcosa" (Casagrande), in cui l'autore esprime, attraverso racconti e cronache, per la prima volta, l'esperienza personale diretta di sé, con altro stile e altro scavo, Fazioli torna, con il "suo" editore italiano Guanda, al romanzo giallo. A modo suo, come sempre, mescolando alla trama serrata e piena di misteri i graffi dell'ironia e una più profonda ricognizione nei grovigli degli animi umani. Torna, naturalmente, anche lo stravagante investigatore Elia Contini, con la sua perspicacia deduttiva e le sue manie.La novità di questo romanzo sta nello "scenario" e nei suoi "punti di fuga": si parte dal pianoro alpino e maestoso della Greina, in valle di Blenio, fra Ticino e Grigioni. Ed è lassù che un giorno arriva, per cercare qualcosa (le tracce di qualcuno?) addirittura un Tuareg, incuriosito e remoto abitante del deserto del Niger. Che ci farà mai, sulle Alpi svizzere? L'enigma di questo romanzo, fra montagne e paesaggio urbano del Ticino e "contaminazioni" dal Niger, è più che mai intrigante.

IL LIBRO su www.guanda.it

IL BLOG su www.andreafazioli.ch


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07settembre
2018

Nella foto: lo scrittore Max Frisch nella sua casa di Berzona: la casa del signor Geiser del romanzo "L'uomo nell'Olocene"...

E' su questo romanzo breve del grande scrittore svizzero che abbiamo lavorato (lunedì9 settembre a Bellinzona , mercoledì 10 a Lugano) e lavoreremo ( il 3 ottobre a Vacallo) nella "rentrée" dei Circoli di lettura (vedi sotto Circoli). Il romanzo si svolge a Berzona, in Valle Onsernone, dove il grande scrittore svizzero visse parecchi anni. E’ un racconto strano, reale e simbolico al tempo stesso, un po’ apocalittico e un po’ anche divertente, con tocchi di compassionevole umanità. Tradotto in molte lingue, oggi è consderato un piccolo classico mondiale, sempre ristampato

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31agosto
2018

(m.f.) Mai salire su un treno senza un libro, sostiene chi ama la lettura. Anche perché leggere in treno significa vivere, in qualche modo, due dimensioni spazio- temporali.Se leggi da fermo, sei in una stanzialità: viaggi nello spazio e nel tempo ma solo dentro il libro (ed è il primo e non unico miracolo della lettura). In treno ti accade una doppia mobilità. Tu viaggi dentro il romanzo (sei nella neve di Russia accanto a Natascia Rostof, sei nella Londra povera e fuligginosa con David Copperfield, sei nel giardino immenso con Micol Finzi Contini) ma viaggi anche davvero: ogni tanto metti il dito nel libro, alzi lo sguardo e vedi uno spicchio del lago dei Quattro Cantoni, rialzi più tardi gli occhi e vedi un altro lago, quello di Zurigo, sotto un altro cielo. E sempre passano filari di alberi, case, stazioni, campi di grano, fattorie, città. Viaggi nel libro e nello spazio. Due sensazioni gemellate.

Illustrazione: Sally Storch (USA, 1952): "Donna che legge in treno"

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24agosto
2018


  1. Alla fine degli anni ’80 Nathan Zuckerman, alter ego letterario dello scrittore Philip Roth (nella foto) in “Il fantasma esce di scena” ritorna a New York dopo undici anni passati in campagna in modo quasi eremitico. E scopre che nel frattempo hanno inventato i telefoni cellulari:
“Cos’era successo in questi dieci anni perché tutt’a un tratto ci fossero tante cose da dire, tante cose e così urgenti che non si poteva aspettare a dirle? Ovunque andassi, qualcuno mi veniva incontro parlando al telefono e qualcuno mi seguiva parlando al telefono.(…) Fui costretto a domandarmi cos’era crollato nella gente, di ciò che prima la teneva insieme, per rendere l’incessante chiacchiericcio telefonico preferibile a una passeggiata sotto la sorveglianza di nessuno, a un momento di solitudine che permetteva di assimilare le strade attraverso i propri sensi corporei e di pensare la miriade di pensieri che ispirano le attività di una città. Per me, faceva sembrare comiche le strade e ridicole le persone.(…) Quali saranno le conseguenze? Tu sai che puoi raggiungere l’altra persona in ogni momento, e se non puoi diventi impaziente, impaziente e irritato come un piccolo, stupido dio”.
Roth lo sa bene che il giudizio negativo sul fenomeno potrebbe metterlo “dalla parte di tutti gli eccentrici che avevano pensato, dalle origini dell’industrializzazione, che la macchina fosse il nemico della vita”. Ma soggiunge: “Eppure, non potevo farne a meno: non vedevo come uno potesse credere di continuare a condurre un’esistenza umana parlando al telefono e insieme camminando per metà della sua vita diurna. No, quegli aggeggi non promettevano di essere particolarmente utili a promuovere la riflessine nella collettività”
Erano i primi anni ’90. Figurarsi oggi.

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17agosto
2018

E' morto, a 86 anni. V.S. Naipaul, premio Nobel nel 2001. Grande "meticcio" (nato nell'isola caraibica di Trinidad da famiglia indiana, era emigrato in Gran Bretagna diventando uno dei più raffinati autori di lingua inglese del nostro tempo). Definito scrittore post-coloniale, frutto della nuova commistione etica e culturale di un mondo mobile e mescolato, Naipaul aveva carattere scorbutico, giudizi secchi e spesso umorali e provocatori. A l di là di ciò, ha scritto alcuni grande romanzi. Il suo capolavoro, crediamo, resta "Una casa per il Signor Biswas" (Adelphi): sorprendente, divertente, amaro e comico, pieno di personaggi familiari ingombranti, agitati, suoceri e parenti a iosa, seccatori, amici, regole e convenzioni, pretese. Il signor Biswas è simpatico, sfortunato, goffo, e per tutta la vita deve fare i conti con la "nuova patria familiare" acquisita sposandosi e dalla quale si sente un po' escluso, un po' sopportato con degnazione, emarginato. Biswas diverte, suscita compassione, chiede amicizia consolatoria ai lettori.

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