Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

22gennaio
2021

Scrive Alberto Manguel, saggista e romanziere argentino:

"Anch'io leggevo a letto. Nella lunga serie di letti in cui ho passato le notti della mia infanzia, in strane camere d'albergo dove i fari delle auto che passavano proiettavano ombre paurose sul soffitto, in case i cui odori e suoni mi erano sconosciuti, in cottage estivi bagnati dagli spruzzi del mare, o in montagna dove l'aria era così secca che mettevano accanto al letto una bacinella d'acqua con essenza d'eucalipto per aiutarmi a respirare, il binomio letto-libro mi garantiva una sorta di casa in cui sapevo di poter tornare, notte dopo notte, sotto qualunque cielo. Nessuno avrebbe potuto strapparmi da quel rifugio; il mio corpo, immobile sotto le lenzuola, non aveva bisogno di nulla. Ciò che accadeva, accadeva nel libro; e io ero il narratore. La vita si svolgeva perché io voltavo le pagine. Credo di non ricordare gioia più grande, più totale, di arrivare alle ultime pagine e posare il libro, in modo da rimandare la fine all'indomani, e affondare la testa nel cuscino con la sensazione di avere veramente fermato il tempo"

Alberto Manguel, Storia della lettura, Feltrinelli

Illustrazione: Giovanni Giacometti (1868-1933) "La lettrice", xilografia, 1912

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15gennaio
2021

Umberto Eco (1932-2016) in una sua "Bustina di Minerva" ("Espresso", anni '90):

"Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere".

Un pensiero fulminante che dice il vero. Soprattutto per la preziosità, oltre che della lettura, anche della rilettura. In quanto al fatto che chi non legge libri non se ne preoccupa, è evidente. Ma non ci deve essere in questa evidenza lo snobismo di chi pensa che i lettori siano migliori, persino moralmente, dei non lettori. Non è vero. Semmai si può azzardare un'analogia con l'innamoramento. Se uno è innamorato e la persona amata è lontana, ne ha nostalgia. E quando la persona amata ritorna, la abbraccia con gran piacere. Se uno non è innamorato, non può provare nessuna nostalgia per l'assenza e nessun piacere per il ritorno. Ma può star bene lo stesso.

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08gennaio
2021

Una giovane donna uccisa nell'estate del 1921 e un assassino rimasto nell'ombra, nel romanzo incompiuto - finora inedito in italiano - di Friedrich Glauser. Cent'anni dopo un altro autore svizzero, Andrea Fazioli, si trova invischiato in quel caso irrisolto...

Fin dagli anni venti del Novecento, lo scrittore Friedrich Glauser progetta un romanzo poliziesco che vede come protagonista il sergente Studer (l'indimenticabile, calmo e intuitivo investigatore che i lettori italiani di Glauser hanno imparato a conoscere grazie ai titoli pubblicati da Sellerio). Ambientato ad Ascona, sul Lago Maggiore, nel 1920, il romanzo racconta del ritrovamento del cadavere di una giovane donna nei pressi del Monte Verità, popolato in quegli anni da artisti e personaggi tanto eccentrici quanto sospetti. Glauser abbozza alcuni diversi inizi di quel romanzo, che poi lascia interrotto: il libro non verrà mai concluso e il colpevole del delitto di Ascona rimarrà nell'ombra… A 100 anni da quel caso irrisolto, Andrea Fazioli, giallista svizzero di lingua italiana, riprende i frammenti di Glauser e li incapsula in un intreccio singolare e trascinante in cui lui stesso finisce per trovarsi coinvolto.
In una torrida estate del 1921 Jakob Studer, commissario della polizia di Berna, è in vacanza con la moglie ad Ascona, un tranquillo villaggio di pescatori affacciato sul Lago Maggiore.
Nulla sembra guastare la quiete sonnolenta del posto, fino al momento in cui Studer viene avvicinato da uno scrittore, come lui svizzero tedesco, che gli chiede aiuto. Non lontano dalla sua precaria abitazione, sul sentiero ai margini del bosco, è stato ritrovato senza vita il corpo di una giovane donna, e la polizia locale è convinta che il colpevole sia lui.
Tra le camelie in fiore, commercianti annoiati e bonari poliziotti con i quali è facile incappare in malintesi, Studer comincia svogliatamente a indagare sulla vittima, una danzatrice straniera amica di un vecchio barone caduto in disgrazia e vicina agli eccentrici artisti del Monte Verità.

LEGGI LA RECENSIONE

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01gennaio
2021

Per Capodanno, facciamo un passo indietro (e di molti anni) e lasciamo parlare Giacomo Leopardi (1798-1837). Nel suo "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere" (in "Operette morali") Leopardi si sofferma sui propositi (e le illusioni) di ogni cambio d’anno: all'ottimismo del passeggere sul futuro risponde la cauta, quasi scettica speranza del venditore. Il Circolo dei libri, al termine di un anno difficile e all'alba di quello nuovo, vi presenta una sintesi e una riflessione su questo celebre passaggio di Leopardi, che non fu soltanto grandissimo poeta ma anche un prosatore di altissimo intelletto. (cont.)

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24dicembre
2020

Con questo bel dipinto di Domenico Ghirlandaio, del 1492, che evoca la fragile, amorosa tenerezza della Natività, il Circolo dei libri augura a tutte e a tutti gli amici, i simpatizzanti, i partecipanti ai Circoli di lettura, i curiosi che danno uno sguardo al nostro sito, giorni natalizi sereni e veri e ogni bene per l'anno nuovo. Ci ripetiamo, si sa: in questi giorni di letizia calma, di parole e gesti importanti ma anche di prezioso silenzio, leggere buoni libri al caldo e alla luce delle nostre care case mentre fuori respira l'inverno, è un piacere e una ricchezza. Buon Natale.

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18dicembre
2020

John le Carré è morto lunedì, all’alba dei suoi novant’anni. Fu un agente segreto al servizio di Sua Maestà Britannica, fu un gentiluomo di antica tradizione ma pronto ad appassionarsi e indignarsi per fatti nuovi; ma fu soprattutto uno scrittore, un grande scrittore. Non depisti i lettori la solita distinzione riduttiva del genere letterario, che nel suo caso è (soprattutto: ma ha scritto anche altro) quello delle storie di spionaggio. Come ha affermato Antonio Carioti lunedì sul Corriere della Sera, “Le Carré è stato in assoluto uno degli autori di lingua inglese più importanti nella seconda metà del Novecento”. Non si discute. Nel 1963 John le Carré (che in realtà si chiamava David Cromwell) con “La spia che venne dal freddo” ottenne un successo mondiale, avendo raccontato i retroscena segreti della Guerra fredda nella illividita atmosfera della Berlino del Muro. Poi vennero i romanzi “La talpa”, “L’onorevole scolaro”, “Tutti gli uomini di Smiley” , con l’agente segreto George Smiley, di acuta intelligenza e goffa presenza: grassoccio, occhialuto, tradito dalla moglie, niente ardimenti eroici alla 007 ma pensose elucubrazioni sostenute da una eccezionale perspicacia nello snidare i grovigli della natura umana. Perché Le Carré in definitiva racconta trame, tradimenti, trappole, ambizioni ambigue ma soprattutto narra con respiro potente l’ineffabile caos della stoffa umana e rovista al fondo delle coscienze o della loro assenza. Seguirono altri romanzi, talvolta con il ritorno di Smiley (“Casa Russia”) oppure con l’affondo nelle ferite aspre del conflitto israelo palestinese (“La tamburina”) e altro ancora. Caduto il muro di Berlino, Le Carré ha continuato a esplorare intrighi e misteri, evocando grandi criminali, grandi cinismi, grandi danni della globalizzazione. Nell’ultimo suo romanzo, uscito un anno fa, il giovane ottantanovenne Le Carré narrava un ennesimo intrigo di spie sempre attive, all’ombra della Brexit e del cupo cipiglio – non amato – di Donald Trump (vedi il video e la recensione).

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11dicembre
2020

A 20 anni dalla scomparsa di Giorgio Bassani (1916-2000) ecco un medaglione di ammirazione e di affetto per il più celebre personaggio della poderosa creazione letteraria del grande scrittore di Ferrara: Micòl, Micòl Finzi-Contini, così enigmatica e bella, così indecifrabile e inespugnabile, la protagonista del più noto dei romanzi di Giorgio Bassani. “Il giardino dei Finzi-Contini” è sontuosamente inscenato su due fondali, uno temporale e l’altro geografico, fisico, reale e immaginario al tempo stesso. Il primo è quello della stagione torbida del fascismo e delle leggi razziali, in una Ferrara dove i ragazzi della buona borghesia ebraica vengono a poco a poco emarginati dalla discriminazione. L’altro scenario, centrale, è quello di Ferrara ma soprattutto del vasto, lussureggiante giardino degli aristocratici Finzi-Contini, nel quale vengono accolti, per partite di tennis, merende, frequentazioni sempre più intense, i giovani correligionari espulsi dai circoli cittadini per indegnità di razza. In quell’isola effimera, per poco felice, febbrile (in un autunno e in un inverno anche metaforici) si disegna l’amore irrequieto e intenso dell’Io narrante per la ragazza di casa, Micòl, bella di un biondo suo, di una sua impertinenza dolce. Lei gli vuole bene, molto bene, gli regala una amicizia profonda. Ma al goffo tentativo di assedio amoroso di lui, lei si richiude, dice che non si può, che loro due sono troppo simili, uguali, per sopraffarsi in un amore, perché l’amore “è roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda, uno sport crudele, feroce”. Lei sfugge, parte, ritorna, un po’ perdona l’insistenza di lui ma poi si chiude, dolorosamente punitiva. Lui ne soffre, come succede in tutti i grandi amori unilaterali o corrisposti in modo asimmetrico. Tralascio qui la nervatura della storia, le lunghe chiacchierate, le ricognizioni intime dentro il giardino immenso, le gelosie, il mistero del rapporto fra Micòl e il concreto giovanotto lombardo Giampi Malnate. Dico solo che Micòl è forse il personaggio femminile più complesso e affascinante di tutta la letteratura italiana del ‘900: sensibile, intelligente, capricciosa e misteriosa, malinconica: “il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga ‘le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui’, e il passato, ancora di più, ‘il caro, il dolce, il pio passato’ “. Il suo negarsi è forse una specie di sacrifico, a modo suo, perché il suo innamorato goffo avesse finalmente, più che l’amore impossibile per lei, la vita vera, completa, fuori dal giardino bellissimo e imprigionante, fuori dalla tragedia del nazifascismo che disperderà l’inconfondibile stile “finzicontinico” con un ultimo lampo breve degli adorati capelli biondi di Micòl.

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04dicembre
2020

Sono giunti altri commenti al romanzo “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi, dopo che abbiamo dovuto rinunciare a lavorarci sopra in presenza nei nostri previsti incontri di novembre. Trovate qui una breve “lezione” di sintesi in video


“Il libro di Tabucchi mi è piaciuto. All’inizio ho fatto un po’ fatica ad abituarmi alle continue ripetizioni di “Sostiene Pereira” e dunque anche la lettura non andava così scorrevole; poi mi son resa conto che l’esser ripetitivo di quella frase faceva parte del suo stile narrativo e così anche il romanzo è “partito” sulla strada giusta. Belle le descrizioni dei luoghi portoghesi. Anche la scena del ballo è ben descritta e si nota come Pereira ci tenga molto a Marta, impegnandosi a far bella figura nel valzer, malgrado il suo fisico che forse lo blocca un po’ nei movimenti.
Grazie al Circolo dei libri ho fatto la bella scoperta di uno scrittore a me sconosciuto.
(Graziana Kobler)


A me il libro è piaciuto molto e l’ho letto (comunque ragionandoci su) in un baleno, a differenza di altri suoi scritti molto più impegnativi e difficili, anche se sempre intelligenti, soprattutto quando parla di memorie, tempo che invecchia in fretta e giochi di rovescio. A differenza per esempio di “ Addio alle Armi “ di Hemingway (cito una rilettura) per me a distanza molto deludente, questo lavoro ha suscitato in me lo stesso piacere nella lettura e le stesse emozioni della prima volta, molti anni fa. Forse allora le reazioni postgiovanili erano più forti, anche perché più vivo il ricordo di un mio lontano parente che al grido di “no pasaràn”, si era aggregato alla ottantina di Ticinesi volontari antifascisti (ma lui, a quanto si diceva, era andato a combattere il generale Franco più per sfuggire alle grinfie di sua moglie che per motivazioni idealistiche..). Ora, rileggendolo, il libro mi ha comunque ancora suscitato un movimento di ribellione alla violenza subita da Monteiro Rossi e dallo stesso Pereira, e una ammirazione per il gesto astuto e coraggioso di reazione ribelle del sempre più simpatico giornalista ciccione.
Un bel libro, che conserva tutto il suo valore anche nel trascorrere del tempo , quello universale e anche il mio personale.
(Ernesto)


Con il suo gesto finale di ribellione Pereira forse non è dimagrito molto e il suo soffio al cuore probabilmente non è guarito. Ma gli è dimagrita, fino a diventare snella e perfetta, l’anima della coscienza!
(Fr. Ga.)


Cerco di riassumere alcune riflessioni.
1. Pereira ci dimostra che la mediocrità, o l’indifferenza e la pigrizia (dell’anima?) possono sempre scuotersi e avere un colpo di testa, o follia, o trasgressione, o ribellione.
2. Ognuno di noi è un po’ Pereira, in certi momenti della vita. Ma ognuno di noi ha la possibilità di fare come Pereira e agire. Ognuno come può.
3. Se viene voglia di andare a Lisbona, guardarsi in giro, persino andare all’Orchidea a bere limonata e mangiare frittata, vuol dire che il romanzo è riuscito.
4. Sostiene Pereira: la frase secondo me vuol dire che ognuno deve avere il coraggio di avere e sostenere un punto di vista
(Simone P.)

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27novembre
2020

Su "Sostiene Pereira" di Antonio Tabucchi, non potendoci lavorare a novembre a causa del virus, abbiamo comunque pubblicato una "lezione" in video, ora fruibile in News. Avevamo invitato a darci dei pareri scritti. Dopo quelli della scorsa settimana ecco una nuova serie di contributi, per chiudere l'argomento "Pereira".


“E’ uno dei migliori romanzi italiani letti negli ultimi decenni. Pereira dimostra che si può fare la "resistenza" a un regime anche senza bombe e fucili ma sparando senza munizioni, usando un gesto audace che sfrutta i media, contro un crimine del potere fascista. Pereira non è un eroe. E' soltanto un uomo giusto.
Lisa Rusconi


Mi sono dimenticata, nel mio primo commento, di dire che il continuare a scrivere "Sostiene Pereira" per tutto il romanzo mi ha dato un senso di musicalità che non mi ha disturbato ma mi ha accompagnato fino alla fine, facendomi affezionare a questo personaggio, un po' goffo, un po' restìo a lasciarsi andare e a dimostrare i suoi sentimenti, sentimenti che piano piano si percepiscono, si sentono fino ad esserne coinvolti.
D.M.


“Lo stile di Tabucchi è quasi ripetitivo ma ci fa vivere il tempo reale di alcune giornate capitali per il povero giornalista portoghese quasi fallito ma rimasto un uomo che ha una sua etica. Quasi quasi bisognava che capitasse il dramma della aggressione fascista a Monteiro Rossi perché in Pereira si risvegliasse un coraggio che sembrava scomparso assieme ai sogni e alle illusioni di gioventù. Occorreva che ci fosse un dramma per fare uscire Pereira dalla sua storia di stanchezza esistenziale”
Paolo Clerici


Una sola osservazione: è strano (e anche bello, per noi italiani) che un racconto perfetto su un moto morale di ribellione al regime salazarista in Portogallo alla fine degli anni Trenta sia stato pensato e collocato a Lisbona (perfetta anche Lisbona, oltre al racconto) da uno scrittore non portoghese ma italiano. E che scrittore!
Mimmo Sortino

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20novembre
2020

Abbiamo pubblicato venerdì scorso il video di una "lezione" di sintesi di quella che sarebbe dovuta essere la più ampia lezione introduttiva del nostro incontro di novembre (previsto in tre turni a Bellinzona e Lugano) dedicato al romanzo "Sostiene Pereira" di Antonio Tabucchi. Nel frattempo avevamo aperto (e resta aperta) la possibilità di mandare, sul romanzo, i vostri pareri, scrivendo a info@circolodeilibri.ch Cominciamo a diffonderne alcuni:


"Per me, rileggere questo libro dopo quasi 30 anni è stato come non averlo mai letto prima. La vita ci cambia così profondamente da concederci di apprezzare quanto un tempo ci era sfuggito. E morte e rinascita - o resurrezione - sono temi centrali che avevo dimenticato (o ignorato all’epoca) conservando di questo libro solo una memoria struggente. Mi chiedo ora se non sia la morte violenta di Monteiro Rossi nel finale a dare a Pereira la spinta definitiva per cambiare, quel ‘colpo di reni ‘ come lei ben lo definisce, per uscire dalla dolente apatia in cui si era relegato. Monteiro Rossi nel quale Pereira un po’ si rivede; il ragazzo che avrebbe potuto essere suo figlio. Avevo segnato alcuni passaggi che sarebbe stato bello condividere nei nostri incontri reali. Uno in particolare a pag.64 - l’intera pagina in verità merita di essere letta e riletta -dove Pereira e il prof. Silva discutono di quanto sta accadendo in Portogallo e in Europa e Silva consiglia a Pereira di lasciar perdere, di non prendersela, ma Pereira risponde: “Però io faccio il giornalista, replicò Pereira. E allora? disse Silva. Allora devo essere libero, disse Pereira, di informare la gente in maniera corretta.”
(Francesca Battistella)


"Il romanzo mi è piaciuto molto, belle le atmosfere, belle la luce e la brezza atlantiche di Lisbona, buona la limonata zuccherata, buona l'omelette alle erbe del Café Orquidea…. Si sente parlare della dittatura di Salazar ma in modo lieve, come della guerra civile spagnola e della situazione in tutta Europa, ma non è un romanzo sulla guerra.Pereira all'inizio mi è sembrato un personaggio un po' mediocre, nel senso che non si sbilancia, non vuole coinvolgimenti, lui fa il suo lavoro e desidera stare tranquillo, infatti chiede spesso al cameriere Manuel e a Padre Antonio cosa si dice in giro. Poi addentrandomi nel romanzo ho percepito un cambiamento, un coinvolgimento, una voglia di fare qualcosa, sarà anche per la signora incontrata sul treno, la quale gli dice che ognuno può fare qualcosa, sarà per il rapporto con il dottore Cardoso; e alla fine si affeziona a Monteiro Rossi, forse come se fosse quel figlio che non ha avuto, e piano piano emerge la sua presa di posizione, alla fine esprime quello che sente, quello che di vero ha percepito, ed esce dalla sua mediocrità. Un bel romanzo".
(Daniela Morisoli)


"Ottimo romanzo, questo “Sostiene Pereira”. L’avevo già letto anni fa. Ci sono libri che ci si scorda, altri invece che aleggiano nella nostra memoria e che ci intrigano alla rilettura. Così è stato per questo. In un primo momento non capivo bene perché quella insistenza del “sostiene Pereira” in ogni pagina. Mi sembrava un po’ un gioco letterario. Nel vostro video ho capito che quel verbo “sostiene” è per dire che Pereira sta testimoniando, testimonia la verità. È la versione di Pereira: e così mi viene in mente la famosa “Versione di Barney” di Mordecai Richler, un romanzo che consiglio. È vero che il romanzo è la storia di un risveglio di coscienza civile, come dite. Io arrivo a dire che è la storia di una redenzione. Prima Pereira era una persona molle e rinunciataria, alla fine il suo gesto mi sembra proprio una redenzione. E durante la lettura sembra proprio di essere a Lisbona, che conosco bene, e viene voglia anche a noi lettori di ordinare omelette e limonata al ristorante dell’Orchidea".
(L.C.)


"Premetto che il romanzo mi è piaciuto e il vostro video mi è servito a capirlo meglio. Però mi permetto una critica, anzi due. Troppe volte nel libro si legge “sostiene Pereira”. Tabucchi ha calcato la mano. Avrebbe anche potuto scrivere il romanzo senza mai dire “sostiene Pereira”, la sostanza non sarebbe cambiata. La scena, ben scritta, del ballo di Pereira con Marta è però un po’ troppo romantica. E come mai un uomo ciccione e cardiopoatico può mettersi in una serata caldissima di canicola a ballare un valzer con tanta leggerezza? Chi sa come è ballare un valzer non ci crede mica tanto…"
(Giorgio Bartesaghi)

(mf) Gentile Giorgio Bartesaghi, la ringrazio per il suo scritto e oso permettermi un tentativo di risposta al suo dubbio critico: la locuzione “sostiene Periera” può apparire certamente sovrabbondante. Tuttavia, a parte l’interpretazione secondo la quale quel “sostiene” colloca Pereira dalla parte del testimone di cui alla fine dobbiamo fidarci (e la fiducia sembra proprio essersela meritata, alla fine), quella trovata espressiva di Tabucchi dà un accento imprevisto al romanzo. Tant’è vero che che quella locuzione è diventata non solo il titolo del libro ma addirittura è entrata di diritto nel lessico della narrativa italiana del Novecento. Sostanza e forma sono un impasto misterioso chi dà il tono di un’opera, sono due vettori inter-dipendenti senza uno dei quali il prodotto complessivo (il romanzo) perderebbe forza e nitore. Quel “sostiene Pereira” è un meccanismo stlistico che separa il narratore dal testimone in terza persona, lo rende protagonista e offre una specie di “verbale” trasmesso al lettore, che diventa giudice. In quanto al ballo di Pereira con Marta, lei non immagina quanto possano diventare agili gli uomini sovrappeso quando hanno a che fare con una donna graziosa. La ciccia ha risorse impensate.

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11 dicembre 2020

Pereira e Pareri (2)

27 novembre 2020

Pereira e Pareri

20 novembre 2020

L'arte secondo Bassani

30 ottobre 2020

Un Coniglio rivisitato

23 ottobre 2020

A lezione di desiderio

23 ottobre 2020

Un tenace amore

11 settembre 2020

Leggere e vivere

17 luglio 2020

QUANTE VITE

10 luglio 2020

L'ignoto ignoto

3 luglio 2020

I finali cambiati

26 giugno 2020

La serie continua

27 marzo 2020

Le storie degli altri

28 febbraio 2020

L'incipit di Snoopy

21 febbraio 2020

Bassani, 20 anni dopo

7 febbraio 2020

Racconti natalizi

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Un re a Göschenen

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Ragazzi tra le macerie

29 novembre 2019

Il graffio di Sciascia

22 novembre 2019

Le braci. Una nota

8 novembre 2019

La brutta e la cattiva

8 novembre 2019

Memoria dei libri

18 ottobre 2019

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4 ottobre 2019

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27 settembre 2019

L'attesa della neve

20 settembre 2019

Il ritorno di Pedro Lenz

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Guarda che luna

19 luglio 2019

Canicola in giallo

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Amarcord a Padova

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Leggere? Rileggere

19 aprile 2019

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22 febbraio 2019

Ancora su Amos Oz

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14 giugno 2013