Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

21giugno
2019

Graham Greene (1904-1991) è stato un grande scrittore, giornalista, giramondo, agente segreto britannico, vita inquieta, cattolico convertito senza briglie. Uno dei molti che avrebbero meritato il Nobel e non l'hanno ricevuto. Sellerio sta ritraducendo i suoi romanzi, ha appena iniziato con “Il console onorario”, che si svolge intorno al 1970 in una remota cittadina argentina al confine con il Paraguay retto dalla dittatura del Generale Strossner. Narra i destini incrociati di personaggi cariati dalla vita, indolenziti da prove e strappi. C’è l’alcolista malandato che scopre la forza di amare, il prete spretato che ha nostalgia dell’assoluto, il medico single orbato di un padre che amava e rimasto con una madre che non ama, avvolto consolato da successi amorosi che evaporano, la giovane prostituta smaliziata e limpida a modo suo. E la lotta politica e la diplomazia sonnacchiosa. Vite che si cercano a tentoni: “nessun essere umano può capire veramente un altro, e nessuno può fare la felicità di un altro”, ha scritto Greene. Si beve molto whiskey, si desidera con i sensi e si è tristi con l’anima, non ci sono eroi (o quasi mai) ma sensi di colpa e sete di perdono. Ha scritto Greene: “Il ruolo dello scrittore è quello di suscitare nel lettore la simpatia verso quei personaggi che ufficialmente non hanno diritto alla simpatia”.

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14giugno
2019

Consiglio di lettura. C'è un bel romanzo, uscito in Italia da Sellerio 5 anni fa ma pubblicato nel 1988 dallo scrittore argentino Manuel Puig, morto a 58 anni nel 1990. Si intitola "Scende la notte tropicale", è notevole, vivido, avvolgente come una trepida, lunga, ininterrotta chiacchierata in una lunga sera d'estate. La scena si apre su un colloquio fitto, disteso, fra due sorelle vedove che hanno passato gli 80. Argentine, si trovano a vivere ora a Rio De Janiero. Fra loro c'è l'intimità complice tipica delle sorelle in età, confidenziali, fluviali nei dialoghi. La vita le ha abbastanza ammaccate, loro evocano il bel tempo andato e le tristezze d'oggi. Sono anche pettegole, si arrovellano intorno alle vicende amorose di una vicina di casa. Ci sono storie nella storia.Tutto qui, scritto benissimo. Dai dialoghi si passa alle lettere, ad articoli di giornale, verbali di polizia, sguardi trasversali sul battito di due donne e madri giunte alla sera della vita, con malinconia ma anche con gusto. Mentre sta scendendo la notte tropicale.

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07giugno
2019

(m.f.) Perché leggere romanzi? Tento una risposta. Naturalmente si può anche non leggere e ci sono persone squisite e sensibili e immaginose che non leggono libri e conosco grandi lettori abbastanza aridi. La lettura non è una categoria morale ma uno strumento della conoscenza (che poi potrà aprire anche squarci di bellezza e profondità di pensieri). Chiarito ciò, si può ben dire che la lettura è come il denaro, di cui è stato detto che non basta per essere felici ma un po’ serve. «Chi legge vive due volte», diceva l’editore Valentino Bompiani. E in effetti uno si tuffa in un romanzo ed entra in una vita altra, in una realtà immaginata ma vivida, nutrita peraltro dall’esperienza del vissuto. E d’altra parte quando chiudi il libro e rialzi lo sguardo sulla realtà, ci ritrovi accenti e rimandi di quelle storie appena lette. Perchè in fondo, a guardar bene, la letteratura è anche la trasformazione in scrittura di uno dei bisogni profondi del cuore umano, che è quello di conservare il tempo, di non lasciarselo sfuggire per sempre. E allora l’uomo, se ne ha il talento, inventa tempo, inventa vite. Racconta storie. Che talvolta sono solo da gustare con piacere puro, per divertimento o emozione, come una musica. Qualche altra volta dentro un romanzo battono anche le domande inesorabili e struggenti della vita, le inquietudini di senso e di moralità. Ma sempre storie, sono.

Illustrazione: Vincent Van Gogh (1853-1890): Uomo che legge

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31maggio
2019

Ecco i primi tre titoli per la ripresa dei Circoli di lettura di Bellinzona e di Lugano (1 e 2), su cui lavoreremo a settembre, ottobre, novembre. Per dicembre lasciamo per ora in sospeso il titolo. Ci incontreremo sempre nei primi lunedì e martedì di ogni mese, tranne a settembre, quando cominceremo una settimana più tardi. Luoghi e orari saranno gli stessi: a Bellinzona, di lunedì, all'albergo La Tureta di Giubiasco alle ore 20, a Lugano, di martedì, all'Albergo Villa Castagnola alle 1630 e alle 20.

Lunedì 9 settembre e Martedì 10 settembre: Leonardo Sciascia, "Il giorno della civetta", Adelphi

Lunedì 7 ottobre e martedì 8 ottobre: Arno Camenisch, "Ultima neve", Keller

Lunedì 4 Novembre e martedì 5 novembre: Sandor Màrai, "Le braci", Adelphi

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24maggio
2019

Abbiamo lavorato, nei nostri Circoli di lettura, su "Emma Bovary" di Gustave Flaubert. Tutti pieni di ammirazione per la forza stilistica, l'architettura strutturale, i ritmi e i contrappunti espressivi del romanzo e per la capacità di inscenare, da parte di Flaubert, il brodo di cottura della mediocrità e della grettezza intellettuale della borghesia provinciale in cui si disegnano l'insoddisfazione, il mal di vivere, i sogni sbagliati, i drammi e la tragedia di Emma. Dopodiché, parecchie sono state le reazioni anche un po' infastidite, o turbate, o deluse. Flaubert non perdona nulla, nulla concede di almeno vagamente positivo ai suoi personaggi. Nessun spiraglio in cui intravedere un guizzo di felicità, nessuna via di scampo, anche minima, di redenzione. E il naturalismo letterario, di cui Flaubert fu di fatto il formidabile capostipite, talvolta rischia di soffocare la "leggerezza calviniana" che dovrebbe abitare sempre, come un soffio, dentro l'aura di un romanzo. Come dire: un capolavoro, d'accordo. Ma al lettore di oggi l'accanimento vistoso della abnegazione flaubertiana per la scrittura e della ricerca ossessiva della forma perfetta, unito alla cupezza disillusa dell'implicito giudizio morale e sociale, può risultare - che i critici alti e alati ci perdonino - un po' pesante.

Illustrazione: Loris Corinth (1858-1925), Ragazza che legge

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17maggio
2019

Ecco un romanzo italiano nuovo, bello. Anni '70, Padova, alcuni ragazzi adolescenti si ritrovano ogni giorno in gruppo, girovagano in Vespa, sostano in bar di riferimento e angoli di piazza, talvolta risalgono le colline fuori città. Nasce una di quelle amicizie giovanili solidali, affettive, arruffate ma profonde, con termini gergali di identificazione. Naturalmente i maschi adocchiano le ragazze, praticano poco e sognano molto. E' la loro stagione dorata, indimenticabile. Poi i loro destini si sfilacciano, ognuno ha esiti diversi, gli anni e i decenni passano. Resta la nostalgia profonda di quell'eldorado giovanile, di quel calore ruvido, vitale. Romolo Bugaro, scrittore 57enne, narra questa "ricerca del tempo perduto" e le derive degli anni con linguaggio vivido e intenerito e intreccia le varie stagioni in una mescolanza che induce il lettore a divertirsi, a immalinconirsi, a percepire l'inesorabile trascorrere del tempo. Ne riparleremo.

Romolo Bugaro, "Non c'è stata nessuna battaglia", Marsilio

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10maggio
2019

Una gentile partecipante ai nostri Circoli di lettura ci segnala che ben tre dei romanzi su cui abbiamo lavorato in questi ultimi anni hanno, almeno nelle edizioni che lei possiede, lo stesso soggetto in copertina: John White Alexander, "Repose", olio su tela, 1895.
Tre romanzi importanti, tre editori italiani diversi, la stessa copertina: “La signora Bovary” di Gustave Flaubert (Einaudi), “L’età dell’innocenza” di Edith Warthon (Rizzoli) e “Una signora perduta” di Willa Cather (Adelphi). Una curiosa concomitanza. Poca fantasia editoriale? Oppure quel dipinto risulta particolarmente adatto per le vicende delle protagoniste dei tre romanzi? Quella donna distesa che, come sorgendo dal vaporoso volume del proprio abito, sembra protrarsi, quasi con torpore, verso un sogno, una attesa, un desiderio, sembra accomunare, nell’evocazione, le tre donne dei romanzi: Emma Bovary, Ellen Olenska e Marrian Forrester, infatti, in circostanze diverse e dentro narrazioni differenti, hanno fallito l’agognato appuntamento con una possibile felicità, sognata, desiderata, inafferrabile.

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03maggio
2019

“Nathalie arrivava spesso al weekend stanca morta. La domenica le piaceva leggere allungata sul divano, tentando di alternare pagine e sogni quando la sonnolenza aveva il sopravvento sulla trama. Si metteva una coperta sulle gambe, e cos’altro dire? Ah già, si preparava una teiera che beveva in più tazze a piccoli sorsi, come se il tè fosse una sorgente infinita. Quella domenica in cui tutto accadde stava leggendo una lunga storia russa di uno scrittore meno conosciuto di Tolstoj e di Dostoevskij, cosa che può fornire lo spunto per una riflessione sull’ingiustizia dei posteri. Le piaceva l’indolenza del protagonista, la sua incapacità di agire, di imprimere la sua energia sul quotidiano. Una debolezza che conteneva tristezza. Oltre al tè, le piacevano i romanzi fiume”.

I nostri amici dei “Circoli di lettura” hanno capito che quel romanzo era “Oblomov”, di Goncarov, vero? Il brano è tratto da un romanzo “commedia” di dieci anni fa, “Delicatezza” (e/o), del francese David Foenkinos: lievità divertente con brevi tocchi di dramma. La stoffa dell’autore brillante c’è. Sta arrivando in libreria l’ultimo suo romanzo, “Verso la bellezza”, Solferino”. Vedremo.

L'immagine: P. Picasso, Donna sdraiata che legge (1939)

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25aprile
2019

Non è che il contenuto di un libro dipenda dalla copertina, cosi come l’abito non fa il monaco. E tuttavia la bellezza di una copertina fa parte della complessa seduzione di un libro. È una componente non essenziale né decisiva ma che ha la sua parte nel rapporto personale, conscio e inconscio, di un lettore con un libro. Poi si danno anche casi di copertine belle per contenuti brutti, e viceversa. Si ha l’impressione (una percezione da verificare) che, forse per la sovrabbondanza di libri pubblicati, sia in atto talvolta una trascuratezza del valore estetico e del misterioso nesso fra immagine e testo delle copertine. Un esempio solo, dettato da un dubbio soggettivo. “Il taglio del bosco” di Carlo Cassola (vedi video qui sopra), era apparso, sin dagli anni ’50, in parecchie edizioni. Negli ultimi anni ne circolava una (che risulta ancora in commercio su on-line) con in copertina un dipinto molto bello, un paesaggio rigoroso di Ottone Rosai. Ora è uscita una nuova edizione, con una copertina che stilizza graficamente dei personaggi in movimento su sfondo scarno, astratto. Se leggete il libro, vi farete un’idea per un giudizio vostro. Noi vi mostriamo le due copertine.

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19aprile
2019

Un buon lettore, un grande lettore, un lettore attivo è un "rilettore"

Cosi scriveva Vladimir Nabokov, ed era nel giusto. Un buon libro è un libro che si può -e si vuole spesso- leggere un’altra volta, o più volte. Col passare del tempo il lettore appassionato si accorge di due cose. La prima è che nella sovrabbondante offerta dell’attualità editoriale ci sono molti, troppi libri. Già per una evidenza statistica,è impossibile che fioriscano cosi tanti libri belli o addirittura “capolavori” come strillano le fascette di copertina. La seconda cosa: prima o poi ci accorgiamo di quanti siano i libri forti, sicuri, che ci colpirono e segnarono e che sembrano aspettarci al varco di un ritorno, per essere incontrati di nuovo. Oltre a ciò, sappiamo bene, poi, quanti siano i titoli classici ben collaudati nel tempo che ancora aspettano che noi li conosciamo. Ben vengano, nondimeno, le novità di qualità, da scegliere con discernimento. Questa riflessione vale per i libri forti della letteratura “alta” ma anche per quelli, di lievità e finezza, detti di intrattenimento. Al di là dei generi e delle profondità, infatti, alla fine ci sono solo buoni libri e libri meno buoni, o cattivi. Nell'immagine: Paul Klee, "Libro aperto", 1930, tempera su tela preparata con lacca The Salomon R. Guggenheim Museum New York ©Robert E. Mates New York

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