Circolo dei Libri

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04gennaio
2018

L’invenzione dell’inverno

Adam Gopnik

Un bel libro sull’inverno, un agile saggio culturale e antropologico.

L’inverno ha sempre indotto l’uomo a difendersene, sin da quando senza legna da bruciare e pellicce di animali e lana con cui ripararsi, si moriva. L’inverno è stato però anche sempre (ma oggi di più, dentro i tepori dell’accresciuto benessere) la stagione in cui il gelo bianco dell’esterno dà valore e fascino all’alone di luce e al caldo buono dell’interno. Davanti al fuoco, mentre fuori infuriavano bufere di neve, si parlava, si leggeva, si raccontavano storie, nascevano amori. Oggi si guarda anche la TV, si spettegola al telefono, C’è, cresciuta nel tempo, una intimità dell’inverno sociale e persino affettivo. Lo aveva scritto benissimo Giuseppe Ungaretti, in “Natale”: Qui non si sente altro che il caldo buono, sto con le quattro capriole di fumo del focolare”. Nel suo libro (uscito un anno fa) Adam Gopnik (scrittore canadese-statunitense, importante collaboratore del prestigioso settimanale letterario “New Yorker”, racconta, da saggista con piglio narrativo, sul piano sociologico, letterario, artistico ed esistenziale, proprio il processo di mutazione della percezione dell’inverno, della “invenzione dell’inverno”.

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