Circolo dei Libri

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19luglio
2019

50 anni fa, il 20 di luglio del 1969, l'uomo metteva il piede sulla luna. Un evento storico, vissuto come una prodigiosa conquista: la luna toccata, dopo millenni in cui l'umanità l'aveva soltanto guardata. La luna, con il suo chiarore diafano e la sua luce nivea e fantastica nella notte, ha sempre ispirato la letteratura: è stata toccata nell'immaginazione (da Ariosto a Jules Verne) ma soprattutto vissuta da qui. Leopardi in "Alla luna" la definisce "diletta", la chiama "vereconda" in "Ultimo canto di Saffo" e "queta" in "La sera del dì di festa". In "Canto notturno di un pastore errante" la luna è chiamata, di volta in volta, "silenziosa, vergine, intatta, solinga, eterna, peregrina, candida, giovinetta immortale". Eugenio Montale, un anno prima dell'allunaggio, immagina, in "Fine del '68", che l'uomo giunga sulla luna e guardi la terra, contemplando "dalla luna, o quasi,/ il modesto pianeta che contiene/ filosofia, teologia, politica,/ pornografia, letteratura, scienze palesi o arcane./ Dentro c'è anche l'uomo, /ed io tra questi. E tutto è molto strano". Anche nella narrativa ci sono moltissimi chiari di luna. Evochiamo qui due notti di luna che per Tolstoj diventano una profezia amorosa

Illustrazione: Paul Klee (1879-1940) : "Luna".

(mf) Faccio un assaggio tolstoiano, richiamando dapprima un brano decisivo di “Guerra e pace”. Il principe Andrea Bolkonski, dopo aver visto morire la giovane moglie di parto, sfiduciato e incupito se ne va per trattare alcuni affari verso la tenuta di campagna del conte Rostov. Passa in carrozza accanto a un bosco già soffuso del primo verde della primavera e scorge una grande, vecchia quercia che pare morta, con i grandi rami contorti e stecchiti e lui sente che per lui, come per il vecchio albero, la vita è finita. Sul viale della villa del conte vede correre e ridere una adolescente dagli occhi luminosi e quella sua gioia candida gli procura, a lui tagliato fuori dalla letizia, uno strano groppo interiore. La sera tardi, non riuscendo a dormire, si affaccia alla finestra davanti a un cielo solcato da nubi e grandiosamente invaso dallo splendore niveo di una grande luna. Sente, sopra di sé, che un’altra finestra si apre e la voce della stessa giovane ragazza (che è la contessina Natascia Rostov) esclama il proprio stupore eccitato davanti al mistero bellissimo di quella notte lunare. Da dietro, la voce assonnata di un’altra ragazza (la cugina Sonia) esorta Natascia a coricarsi e a lasciar stare le visioni lunari. Invece Natascia rimane, dice e quasi grida, giosamente gomenta, che vorrebbe abbracciarsi le ginocchia e volare su, verso il grande cielo notturno e le nuvole e la luna. Poi tace, Andrea ne sente talvolta il fruscio della veste e i sospiri. Il principe si emoziona, chiude la finestra. Pochi giorni dopo è di nuovo in viaggio, ripassa davanti alla vecchia quercia e di colpo si accorge che essa si sta rivestendo di piccole, giovani foglie: vivrà, ancora una volta vivrà. “Tutti i più grandi momenti della sua vita all’improvviso gli tornarono alla memoria. Austerlitz con il suo cielo sublime, e il viso morto, atteggiato a rimprovero, di sua moglie, e l’amico Pierre, e la fanciulla commossa dalla bellezza della notte, e quella notte, e la luna…”. Mesi dopo, a un grande ballo di corte, il goffo e grasso conte Pierre Bezukov prega il suo grande amico Andrea di far ballare una sua conoscenza, la contessina Rostov, che se ne sta in un angolo senza che nessuno la inviti. Andrea, distratto, gli ubbidisce, e si ritrova fra le braccia Natascia e subito “l’aroma della sua grazia gli salì alla testa…”. E tutto cambia, i saloni dorati, i lampadari che sembrano danzare, i suoni, le luci, la vita… Tolstoj un’altra volta aveva scritto dell’incanto di una notte di luna come segno misteriosamente annunciatore. In “La felicità domestica” c’è una giovane donna, Mascia, che vive, orfana di genitori, in una dimora gentilizia di campagna. Il suo tutore Sergei Mikalovic le è affezionato e fra la giovane e l’uomo maturo corre una tenerezza discreta. Una sera sul tardi in casa si accorgono che di fuori è spuntata una luna grandios. Mascia e Sergei Mikailovic escono a passeggiare nella luminosità argentea della notte di maggio e Mascia, commossa, intuisce che quella luce lattea e carica di silenzioso mistero ha a che fare con qualcosa che le gonfia l’animo pensando alla sua vita, all’uomo che le cammina accanto. E si chiede: “Ma perchl non mi dice schietto schietto che mi ama?”. Glielo dirà.