Circolo dei Libri

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Yehoshua addio

18giugno
2022

Dopo Amos Oz, scomparso 4 anni fa, se ne è andato ora anche Abraham Yehoshua, all'età di 86 anni. Della prodigiosa terna di grandi scrittori israeliani che per decenni hanno costituito la punta eccellente del profondo e stupefacente iceberg fecondo della narrativa israeliana, ora rimane in vita, quasi orfano dei due altri compagni di strada e di scrittura, David Grossman. Di Yehoshua andrebbe detto molto, moltissimo, per la sua complessità di narratore denso e accurato, che impasta le sue storie private dentro l'humus civile dell' Israele d'oggi (ma anche con affondi nella storia), di cui coglie la realtà piena e senza sconti ma soprattutto vivida, mobile, accesa, verissima. Ci limitiamo qui, per il momento, a qualche appunto. Yehoshua è stato troppe volte definito "scrittore della pace", quale intellettuale impegnato a fronte della ferita non suturata del dramma Israelo-palestinese. Ma ad essere grande non è tanto lo Yehoshua "politico", che pure ha espresso giiudizi forti e mai banali (diremo nondimeno appena che, seppur critico più volte verso errori e limiti di vedute dei vari governi israeliani, non ha mai cessato di essere un difensore della causa israeliana di fondo, che è quella di avere il diritto di esistere contro chi da oltre 70 anni ne vuole la distruzione). Ma Yehoshua è soprattutto narratore di vite e di vita, suscitatore di esistenze vibranti, di tumulti sentimentali, di fallimenti privati affettivi e di eccentricità esistenziali, in uno scavo profondo e originale degli animi umani. Le sue storie profumano, cantano, sussurrano, suonano. E il battito della quotidianità e delle vite si iscrive dentro un tessuto civile realissimo, molto spesso in una co-presenza a specchio di una realtà israeliana e di altri scenari, per esempio europei (lo scrittore ha amato molto l'Europa, ha vissuto a Parigi, ha visitato più volte anche l'Italia). Come tutti gli autori, anche Yehoshua ha avuto una sua comprensibilissima discontinuità: oso dire per esempio che gli ultimi quattro suoi romanzi appaiono a mio giudizio un po' meno poderosi degli altri. Fra i suoi numerosi titoli indico in modo del tutto soggettivo quelli che a parere mio sono i più forti e solidi, e aggiungo un aggettivo: possenti. Eccoli: "L'amante", "Un divorzio tardivo", "La sposa liberata", "Il responsabile delle risorse umane", "Fuico amico". Altri risultano forse sia più "difficili" ma anche sia gravati da qualche densità farraginosa in eccesso. Ne riparleremo.