Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

19maggio
2017

Fruttero & Lucentini, "L'amante senza fissa dimora", Mondadori

LEGGI LA RECENSIONE

News

Circoli di lettura: programma primavera 2023

23dicembre
2022

Riprendono gli incontri dei nostri Circoli di lettura.

Lunedì 6 e martedì 7 febbraio 2023 a Bellinzona e Lugano:
Carlo Fruttero e Franco Lucentini (Fruttero&Lucentini”), “L’amante senza fissa dimora”, Mondadori.

Lunedì 6 e martedì 7 marzo 2023, a Bellinzona e Lugano:
Anton Cechov, “Il gabbiano” (teatro). Ci sono varie edizioni, a sé stanti o assieme ad altre pièces. Einaudi ha un’edizione, intitolata “Capolavori”, con “Il gabbiano”, “Zio Vania”, “Tre sorelle” e “Il giardino dei ciliegi”, ovvero i testi teatrali più celebri (peraltro brevi) di Cechov. Si raccomanda quell’edizione.
Mercoledì 29 marzo 2023, ore 20.45: incontro supplementare, assisteremo (vale per tutti i circoli di lettura), al Teatro Sociale di Bellinzona (anche con un momento conviviale) alle ore 20.45, allo spettacolo “Il gabbiano”, di Anton Cechov, con la compagnia teatrale Leonardo Lidi, in collaborazione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Modalità di partecipazione e iscrizioni:
info@circolodeilibri.ch
079 456 44 87

News

Circoli di lettura: programma autunno 2022

08agosto
2022

Domenica 25 settembre: a Corzoneso, in valle di Blenio, alla Casa Rotonda della Fondazione Donetta: incontro dei Circoli riuniti con Sara Catella sul suo romanzo breve "Le malorose" (Casagrande). Sarà un'uscita culturale anche con altri connetti, dalle 14 alle 19.

Lunedì 7 novembre e martedì 8 novembre a Bellinzona e Lugano:
Abraham Yehoshua, "L'amante", Einaudi.

Lunedì 5 dicembre e martedì 6 dicembre, a Bellinzona e Lugano:
Jane Austen, "Mansfield Park", Einaudi, Feltrinelli, altri.

Modalità di partecipazione e iscrizioni:
info@circolodeilibri.ch
079 456 44 87

Novità da leggere

Avere tutto

13gennaio
2023

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Novità da leggere

Perdonami madre

09dicembre
2022

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Novità da leggere

La vedova

25novembre
2022

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Novità da leggere

L’amore in un clima freddo

11novembre
2022

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Novità da leggere

Andarsene

28ottobre
2022

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Novità da leggere

Rincorrendo l’amore

14ottobre
2022

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Novità da leggere

La treccia alla francese

30settembre
2022

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Novità da leggere

A una voce

09settembre
2022

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Novità da leggere

Serge

01luglio
2022

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Novità da leggere

Le malorose (Confidenze di una levatrice)

17giugno
2022

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Novità da leggere

L'ultimo movimento

03giugno
2022

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Novità da leggere

La sera sulle case

07maggio
2022

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Novità da leggere

Il rovescio dell’abito

22aprile
2022

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Novità da leggere

Dell'anima non mi importa

08aprile
2022

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Novità da leggere

Settimana nera

11marzo
2022

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Novità da leggere

La figlia unica

26febbraio
2022

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Blog

Come leggere?....

20gennaio
2023

"Dopo il piacere di possedere libri, nessun altro eguaglia quello di parlarne" (Charles Nodier, 1780-1844). Noi del Circolo dei libri siamo abbastanza d'accordo con lui, vero? Questa sua frase la trovo in epigrafe di un colto e delizioso volumetto edito e tradotto da Sellerio, opera di un bibliofilo, Jacques Bonnet, 74enne francese, editore, scrittore e traduttore: "I fantasmi delle biblioteche". Lì dentro c'è di tutto. Peschiamo a caso:

"Come e dove leggere?. Dovunque e in qualunque posizione. Ben lontano, in ogni caso, dalle raffinatezze di Guarino che, come riferisce Anthony Grafton, 'amava leggere in barca, col libro posato sulle ginocchia, così da poter gustare nello stesso tempo il piacere del testo e lo spettacolo dei campi e dei vigneti visti dall'acqua'. Leggo seduto, in piedi e anche mentre cammino, perché no? Ma l'ideale è leggere sdraiato: è come se quella posizione permettesse al testo di entrarmi dentro più facilmente. La lettura ha abbreviato i viaggi più interminabili, ha fatto sì che non mi accorgessi delle ore di attesa negli aeroporti e che sopportassi per decenni le riunioni lunghissime e inutili alle quali non potevo sottrarmi...". Che bel tipo, questo.

Immagine: Vilhelm Hammershoi (1864-1916)

Blog

Capodanno con Leopardi

31dicembre
2022

Per Capodanno, facciamo un passo indietro e torniamo alle riflessioni sul passaggio da un anno all'altro di Giacomo Leopardi (1798-1837). Con lui andiamo sul sicuro. Nel suo "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere" (in "Operette morali") Leopardi si sofferma sui propositi (e le illusioni) di ogni cambio d’anno: all'ottimismo del "passeggere" sul futuro risponde la cauta, quasi scettica speranza del venditore. Il Circolo dei libri, al termine di un anno difficile e all'alba di quello nuovo, vi presenta una sintesi e una riflessione su questi pensieri di Leopardi, che non fu soltanto grandissimo poeta ma anche un prosatore di altissimo intelletto.

“Almanacchi! Almanacchi nuovi! Lunari nuovi!”. E’ il grido che per Capodanno risuona all’angolo di una piazza in una città italiana non meglio precisata: lo va ripetendo un venditore di almanacchi per l’anno nuovo. La scena è raccontata da Giacomo Leopardi nel 1832 nel suo “Dialogo di un venditore di almanacchi e un passeggere”. Fra il “passeggere” (passante) e il venditore d’almanacchi si svolge un dialogo che sembra bonario e colloquiale ma gronda di dubbi filosofici ed evoca il desiderio di felicità che abita il cuore dell’uomo e che sembra non essere appagato mai del tutto. Le cose erano già così allora, le cose sono ancora così oggi. A ogni passaggio d’anno ci nutriamo di buoni propositi (che non manterremo quasi mai), facciamo qualche rapido bilancio (luci, ombre, ammaccature) ma soprattutto affidiamo all’anno nuovo la speranza (auguri, auguri!) che finalmente accada il bello e il buono (e se possibile il giusto) che nel profondo desideriamo. Lo sapeva bene Leopardi, il quale con il suo amaro pessimismo metafisico (che abita la sua grande opera poetica ma anche la sua prosa) conosceva questa rinnovata illusione che il bene finalmente arrivi davvero, con l’anno nuovo. Dunque, con il pretesto del lunario (almanacco) dell’anno che arriva, il passante interroga il venditore e gli chiede se lui desideri magari riavere, in quanto ad appagamenti e bene, qualche anno passato oppure se egli punti su quello nuovo. Il venditore ci pensa un po’ e dice che no, non vorrebbe riavere nessun anno. Entro nel vivo del dialogo di Leopardi:

Passante: Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passante: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore: Appunto.
Passante: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore: Speriamo”

Il passante acquista un almanacco e se ne va, il venditore riprende a gridare “almanacchi, almanacchi nuovi, lunari nuovi!” Resta nell’aria la persuasione del passante, il quale ha osservato che la felicità alla fine consiste nell’attesa di qualcosa che non si conosce, nella speranza in un futuro diverso e migliore rispetto al passato e al presente. Giacomo Leopardi, che toccava spesso il tasto delle speranze disilluse e delle vanità polverizzate, altre volte aveva sostenuto che la felicità non è tanto legata a qualcosa di reale che stiamo vivendo ora o che già abbiamo vissuto ma sta piuttosto nell’attesa, nella speranza di qualcosa di bello che ci immaginiamo ci possa accadere. Nel 1827, cinque anni prima di inventare il suo dialogo fra il venditore di almanacchi e il passante, ecco per esempio cosa scriveva nello “Zibaldone”: “Nella vita che abbiamo sperimentata e che conosciamo con certezza, tutti abbiamo provato più male che bene; e se noi ci contentiamo ed anche desideriamo di vivere ancora, ciò non è che per l'ignoranza del futuro, e per una illusione della speranza, senza la quale illusione o ignoranza non vorremmo più vivere, come noi non vorremmo rivivere nel modo che siamo vissuti”. Questa amarezza pessimista sembra però, nel “Dialogo” di cui ho tratto un assaggio, stemperata proprio dalla risposta finale dell’umile, concreto venditore di almanacchi il quale, sentito il passante cliente affermare che l’anno venturo porterà finalmente il bene che aspettiamo, si limita a una sola, cauta parola: “Speriamo”. Quello “speriamo” risuoni come un sobrio augurio ai lettori del Circolo dei libri per l’anno appena cominciato.

Michele Fazioli

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Quando i libri incantano l'infanzia

23dicembre
2022

“Quando torno alla mia più lontana fanciullezza per ricercarvi i primi segni di quel che poi son diventato, ritrovo nella memoria l’avidità con la quale chiedevo e ascoltavo ogni sorta di racconti, la gioia dei primi libri di romanzi e di storie che mi furono messi o mi capitarono tra le mani, l’affetto pel libro stesso nella sua materialità, sicché a sei e sette anni non gustavo maggior piacere che l’entrare, accompagnato da mia madre, in una bottega di libraio, guardare rapito i volumi schierati nelle scansie, seguire trepidante quelli che il libraio porgeva sul banco per la scelta e recare a casa i nuovi preziosi acquisti, dei quali perfino l’odore di carta stampata mi dava una dolce voluttà. Mia madre aveva serbato amore ai libri da lei stessa letti nell’adolescenza…”

Benedetto Croce (1866-1952), da “Soliloquio” (Adelphi, 2022).

Croce, uno dei massimi filosofi europei fra ‘800 e ‘900, amò visceralmente i libri prima di farne il pasto decisivo della propria vita intellettuale di filosofo, appunto, storico, scrittore, politico. Bella questa sua memoria del proprio amore infantile e adolescenziale per la meraviglia del libro. Tanto più emozionante in quanto quella madre così trepida nell’istillare nel figliolo la febbre per i libri egli la perse prestissimo, a 17 anni appena, quando accadde la tremenda disgrazia del terremoto di Casamicciola, sull’isola di Ischia dove la famiglia Croce , napoletana, stava villeggiando. Perirono il papà, la mamma e la sorella di Benedetto, che rimase sepolto tra le macerie, ferito, ma fu salvato anche se portò sempre su di sé le conseguenze fisiche, per non dire quelle psicologiche, di quella sciagura. L’altro fratello si salvò perché poco prima del sisma aveva lasciato l’isola per un impegno. I due orfani furono poi affidati a due zii materni. La mamma che aveva insufflato in Benedetto l’amore per i libri era morta prestissimo ma per tutta la vita egli si nutrì a quel soffio.

Illustrazione: Harold N.Anderson, U.S.A. (1894-1973): ragazzo che legge

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Giudizio, non pregiudizio

16dicembre
2022

Rileggendo John Steinbeck (nato nel 1902, premio Nobel nel 1962, morto nel 1968) ecco una scaglia che dice in fulminante sintesi quanto il pregiudizio blocchi lo sguardo umano sulle cose, nel senso della micidiale pretesa che suona più o meno così: “Se la realtà non coincide con quanto penso io, tanto peggio per la realtà”. In “”La valle dell’Eden” (recentissima nuova traduzione italiana di Bompiani) ecco una pepita d’oro:

“ Con te posso parlare. Tu sei uno di quei rari personaggi capaci di distinguere le percezioni dai preconcetti. Tu vedi quello che c’è, mentre la maggior parte delle persone vede quello che si aspetta”.

Perfetto.

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