Circolo dei Libri

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21giugno
2013

Claudia Pineiro

Feltrinelli

Della storia “gialla”, tutta da gustare, dico appena che nello studio di architettura Borla, situato nel centro di Buenos Aires, il titolare e i suoi due assistenti custodiscono un imbarazzante, sinistro segreto. Il titolare ha l’aria decisa del padrone, senza troppe finezze. C’è un’assistente con molto potere, bella donna sicura di sé, che accende le segrete fantasie dell’altro assistente, l’architetto Pablo Simòn, protagonista principale del romanzo: lui è invece insicuro, un po’ scontento del suo destino troppo medio e comune. Da lì, da quello studio situato in un alto palazzo nel cuore della metropoli, parte una vicenda che, come si usa dire, tiene il lettore incollato alle pagine. Intorno palpita la grande, trafficata Buenos Aires, con i suoi palazzoni, il metro, i bar, le avenidas, la fisionomia urbana disegnata da facciate di ogni epoca, dal liberty fino alla prepotenza cementizia. Pablo Simòn è un uomo comune (moglie e figlia, tran tran quotidiano, semmai qualche sogno nascoso). Ma c’è quel segreto… Il ritmo di Claudia Pineiro è da vera maestra: spigliato, attento, scandito fra brevi osservazioni (un luogo, una sensazione, un’atmosfera) e l’incombere di sorprese e misteri. Un giallo senza commissari o detective o ispettori, ma un giallo. Fa capolino anche il gioco amoroso. Appare ad un tratto una ragazza, che aggiunge mistero al segreto. Ben descritta, viene voglia di conoscerla: “…E si rende conto, per la prima volta, che la ragazza con lo zainetto è carina. Lo pensa proprio così, con queste parole: una ragazza carina. Forse un uomo non si girerebbe a guardarla per la strada, forse non richiamerebbe l’attenzione: non ha un corpo esuberante, non si trucca, porta i capelli legati sulla nuca con una coda di cavallo. Però è carina, senza dubbio”. E il bello è che questa ragazza carina un giorno chiamerà al telefono: “Quando risponde al telefono e sente ‘Pronto Pablo?’, non capisce chi stia parlando però prova una sensazione gradevole, come se quella voce di donna evocasse qualche bel ricordo che, sepolto sotto la serie infinita di giornate che compongono la vita di chiunque, non riesce a riaffiorare. Una voce che balza fuori dalla cornetta, come chi spicca un salto da un sasso all’altro attraversando un torrente nel tentativo di non bagnarsi i piedi, con un tono che mette in risalto le vocali secondo una tacita partitura musicale”. C’è anche un gruppo familiare in un interno (le cene, i nervosismi, le svogliatezze, una figlia adolescente impenetrabile) e poi i tragitti quotidiani, i cambi di metro, il solito caffè dell’angolo, talvolta con un ‘eccezione: “Quel giorno Pablo si ferma a prendere un caffè nel locale di una catena che ha sparso per tutta la città posti identici a quello, alquanto diverso dal bar dove è solito andare a metà mattinata con gli stessi camerieri da tanti anni, che ripetono urlando le ordinazioni al bancone, tovaglie bianche sui tavolini di legno, lo zucchero in contenitori di vetro con il becco di metallo, più simili a biberon che a zuccheriere. Il motivo per cui Pablo non va mai in quell’altra caffetteria è che detesta, per una questione di principio e di lealtà nei confronti di ciò che lui considera l’architettura propriamente detta, qualsiasi posto che fa parte di una catena”. Ecco, Pablo Simòn non vorrebbe che la sua vita facesse parte di una catena.

Feltrinelli