Circolo dei Libri

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28luglio
2017

Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Feltrinelli

“Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957) è uno dei grandi libri del ‘900 italiano, sullo sfondo della trasformazione di un antico sistema che dilegua, la Sicilia borbonica che nell’800 manteneva una sua immobilità incrostata, peraltro nutrita da un passato denso di isola nei secoli occupata, civilizzata, iniettata dai Greci, dai Romani, dagli arabi, dai Normanni biondi del nord, dagli spagnoli. Ed ecco che romba dal continente il Risorgimento, avanzano i garibaldini e i Savoia, si cambiano regno e sistema politico. Il principe Fabrizio di Salina (alter ego del nonno dell’autore) è massiccio, intelligente, sensuale, disilluso. Sa i limiti e la elegante, estenuata decadenza dei suoi pari, spossati da quell’Isola barocca, cotta dal sole e dagli innesti di civiltà diverse che l’hanno violata e plasmata. Ma al tempo stesso, per orgoglio e per fedeltà a una radice antica, non vuole nemmeno cedere alle frenesie dell’illusione del nuovo. Sa che il vecchio regime è corroso ma anche che il nuovo che avanza è pieno di demagogia e velleità giacobine e ideologiche. Il suo affascinante e amato nipote Tancredi invece ci crede, anche se per intuizione quasi genetica capisce la relativizzazione di tutto: sarà lui a dire allo zio la celebre frase (peraltro poi abusata e male intesa in questi 60 anni) secondo la quale bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga come prima, con una raffinata perspicacia nel comprendere che il cambio di regno e sistema avrebbe lasciate intatte le trame radicatissime dei poteri e dei segreti di un’Isola più stanca ma anche più astuta dei suoi riformatori esterni. Poi c’è l’amore dirompente, sensuale di Tancredi per Angelica, la bellissima giovane figlia del sindaco popolano un po’ volgare che sta con i prossimi vincitori e ridacchia sotto i baffi per la sconfitta dell’aristocrazia borbonica pur restando untuoso di fronte ad essa. Accanto alla decadenza raffinata di una classe privilegiata e braccata si muove la tristezza esistenzale del principe che sente avanzare la vecchiaia e dileguarsi i palpiti di vigore, desiderio, senso. Nel Gattopardo la vita privata con i suoi turbamenti e i suoi legami iscrive le sue trame sullo sfondo di una Sicilia ottocentesca che Lampedusa descrive con sontuosità di narrazione e con uno scavo perspicace e disilluso dentro la natura umana.