Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

17novembre
2016

Gaetano Savatteri

Sellerio

Il riso fa buon sangue. Ridere leggendo è cosa delicata. Anche perché in letteratura far ridere è molto più difficile che far piangere. A De Amicis andava facile, bastava una mamma morente sulle Ande e un bimbo che la raggiunge dagli Appennini ed era cosa fatta, l’occhio del lettore era umido. Se invece vuoi far ridere senza rischiare d’essere comico d’avanspettacolo, devi usare lo stiletto dell’intelligenza, più raro fra gli scrittori che non il badile della commozione. E’ un umorista intelligente, certamente, Gaetano Savatteri, che fa parte della fortunata scuderia Sellerio. Savatteri è un giallista che fa ridere bene e possiede graffio civile e zampata di satira. Vi pare poco? Ha inventato un bel personaggio seriale, spassoso e consistente, il giornalista Saverio Lamanna, siciliano trapiantato a Roma. Non è che lui creda molto alla nobile missione del suo lavoro. A un capo della squadra mobile dice: “Bisogna conoscere gli atti”. E quando il poliziotto gli risponde : “Bravo Lamanna, è la cosa che tento di spiegare ai giornalisti”, lui esclama: “Non offendiamo. Il giornalismo è una malattia dalla quale si può guarire. E io sono guarito”. Il fatto è che in questa nuova avventura, “La fabbrica delle stelle” (andrò a recuperare i titoli precedenti) Lamanna ha appena perso un impigrito lavoro. Ha lasciato il giornalismo militante per diventare capo-stampa di un sottosegretario al Ministero degli Esteri di Roma: un sottobosco di mediocrità ma un posto al caldo. Però il sottosegretario è così imbecille da cadere in un tranello mediatico: Lamanna, suo portavoce, diventa capro espiatorio e viene licenziato. Torna nella sua Sicilia, si lecca le ferite nella pace di Màkari, luogo remoto delle lontane vacanze, dove ritrova un compagno di terragna concretezza popolare, Peppe Piccionello. Lamanna e Piccionello (che bel suono, quei due nomi carnosi!) si imbarcano al seguito di una fortunosa proposta di lavoro: curare i rapporti stampa di una produttrice cinematografica giovane e bizzosa che deve presentare una sua pellicola alla Mostra di Venezia. E così dalla Sicilia ancestrale, passando per la Roma caciarona, si arriva alle luci, alle stelle e stelline, ai tappeti rossi e allo snobismo dei cinefili della Laguna veneziana di settembre. Savatteri ci dà dentro con humor pungente che diventa di volta in volta scherzo, critica feroce di costume, commedia. Non ha nessuna pietà per il linguaggio criptico dei critici, le ambizioni patologiche delle star, la ressa e la rissa dei giornalisti, i maneggi meschini della politica. In mezzo a tutto questo “allegro con moto” inserisce la sua brava trama gialla, i cui dettagli (ben congegnati) lascio alla scoperta dei lettori. Si ride e sorride spesso, leggendo questo libro, sulla scia di dialoghi spassosi, battute fulminanti, sfottò acuti. Ma non solo. Lamanna, che ha un suo cinismo ruspante, sa intenerirsi d’amore e coltiva anche ricordi cari. Se Proust passa dai suoi biscotti francesi per riacciuffare memorie antiche, lui usa la cassatella calda spolverata di zucchero a velo: vuoi mettere? Savatteri fa anche fiorire nelle sue pagine echi letterari, espliciti o indiretti: si capisce che è un lettore forte che ama la letteratura. C’è di più: nella sua prosa diretta e scintillante lo scrittore inietta piccole dosi di frasi stilisticamente raffinate, musicali, liriche. Vi faccio alcuni esempi. “Canto di grilli vicini e lamenti di cani lontani sotto una luna bianca bianca”. “E’ una giornata di vento, nuvole veloci nel cielo netto. Di mattina la città è vuota e pulita, chiara nella luce di fine estate”. “Là fuori è subito sera, nera di pioggia e di tristezza”. “A oriente si accumulano nuvole nere. Il vento porta odore di bagnato, forse pioverà”. Non sembrano versi? Humor, punture e classe, in questo arioso romanzo giallo ( e di costume) di Gaetano Savatteri.