Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

06novembre
2010

Eshkol Nevo

Ed. Neri Pozza (Narrativa straniera)

Qui si parla di uno scrittore quarantenne che ha fatto irruzione felicemente nel già affollato pantheon degli scrittori israeliani d’oggi e appare come un degno erede della affermata trinità Yehoshua, Grossman e Oz (per non dire d’altri). Di Eshkol Nevo, dopo « Nostalgia », Mondadori (notevole) ecco questo nuovo romanzo: bello, intenso, intrigante. Dolente la sua parte ma anche vitale, giocoso e triste, umoristico e drammatico. Il piglio è innovativo, fresco, e ammicca subito a noi amanti del calcio. Sostengo da sempre che i Mondiali di calcio, con la loro scadenza totalizzante e puntuale ogni quattro anni, sembrano scandire alla nostra memoria spesso indistinta il tempo della nostra vita: ogni mondiale ci ricorda non solo gol e campioni ma anche lampi delle nostre stagioni private. Ed ecco Eshkol Nevo: «Per fortuna che ci sono i Mondiali. Così il tempo non diventa un blocco unico, e ogni quattro anni ci si può fermare a vedere cos’è cambiato ». Un invito a nozze. Quattro amici per la pelle, Yuval (che racconta), Amichai, Ofir e Yoav detto Churchill sono stretti da una abitudine affettiva e da una specie di patto di mutua assistenza. Seguono insieme le maggiori partie di Champion’s alla TV, si ritrovano in casa d’uno di loro (il solo sposato, con una moglie un po’ musona e due gemellini) a chiacchierare, litigare aspramente, sostenersi a vicenda, mangiare e sognare. Amano lo stesso gruppo musicale che vanno ad ascoltare, fanno gite, risate, sogni. Davanti alla finale Francia-Brasile del ‘98 inventano un gioco: ognuno deve scrivere su un bigliettino tre desideri che vorrebbero veder realizzati di lì a quattro anni, per i Mondiali d’Asia. I foglietti vengono nascosti in una scatola, che sarà aperta la sera della finale nel 2002. Da lì parte una ricognizione del possibile adempimento dei sogni di Yuval, tutti legati a Yaara, la deliziosa studentessa con gli occhiali di cui è perdutamente innamorato, sulle prime ricambiato : ma interviene l’amico Churchill, gran conquistatore di ragazze (« Non esiste una ragazza bella, intelligente, arrapata e anche libera. Uno degli elementi è sempre assente » : ma forse Yaara…). L’amicizia del gruppo tiene, attraversa i tumulti dei cuori e le ferite del destino e anche i drammi. Sono simpatici e bizzarri, gli amici, e dicono battute anche esilaranti. I ragazzi sono stati anche in guerra, ai tempi dell’Intifada, e hanno ricordi di fatiche e sensi di colpa. La tensione di fondo del conflitto isreaelo-palestinese vibra sulla tela del romanzo ma non la ingombra : fa parte del tessuto connettivo di un Paese a ferita aperta. Al centro, dopotutto, c’è una grande storia d’amore (compiuta ? incompiuta ?). Ma tutt’intorno si muovono vicende e personaggi detti con una invenzione narrativa affascinante e con formidabili osservazioni di caretteri, sentimenti e costumi sociali in una storia che esalta senza sentimentalisimi il bello dell’amicizia gratuita e vera.