Circolo dei Libri

Per condividere con altri il gusto della lettura, che per principio è individuale ma poi può anche farsi compagnia.

20novembre
2010

Oliver Scharpf

Ed. Gabriele Cappelli Editore

Uno dice: i buchi dell’Emmental sono celebri ma sono dei semplici buchi. Niente di più sbagliat «oltre alla bellezza in sé di ogni buco, di grandezza variabile tra un diametro minimo di due centimetri e un massimo di quattro, anche la posizione è importante: come sono ripartiti, la loro perfetta distribuzione. C’è una misura, un senso per la decorazione. Ed è proprio dalla forma dei buchi spesso deformati, osceni, che si riconosce subito l’imitazione fallimentare dell’Emmental finlandese, per esempio». Siamo svizzeri mica per niente, curiamo tutti i dettagli, anche i diametri e i posizionamenti dei buchi nel formaggio. Così ci dice il divertente e al tempo stesso ben informato libro di Oliver Scharpf che presenta dei testi (in buona parte pubblicati a suo tempo su “Azione”) per il piccolo editore di qualità Gabriele Capelli di Mendrisio. Lo châlet e altri miti svizzeri infilza uno dopo gli altri i piccoli e grandi miti rossocrociati. Ogni paese ha i suoi riferimenti mitici, quelli alti e quelli bassi: gli U.S.A. hanno George Washington, il Far West e la Coca Cola, i francesi la Rivoluzione, la torre Eiffel e le pommes frites, gli inglesi regine e pudding, i tedeschi Bach e krauti, i russi vodka e comunismo (finito), gli italiani Dante, Giotto e pizza, eccetera. E noi che miti abbiamo? Parla la lista dei capitoli del buon libro di Sharpf (giornalista e scrittore). Dunque: l’Emmentaler, appunto, e poi: Guglielmo Tell, Gli orsi di Berna, La neutralità, Lo châlet, Heidi, La palma ticinese, Il San Bernardo col barilotto, Il cervelat, il coltellino svizzero, il Birchermüesli, l’Ovomaltina, L’autopostale, Il Toblerone, Il segreto bancario, L’orologio delle stazioni, Il pelapatate Rex, la Rivella, l’Aromat, Il rifugio antiatomico, la M della Migros, la mucca Milka, Ursula Andress che esce in bikini dal mare nel film di James Bond. Li ho detti quasi tutti. Avevate mai pensato che l’Aromat è solo nostro e quel cilindretto giallo troneggia sulle tovaglie di quasi tutti i ristoranti svizzeri mentre è totalmente sconosciuto nel resto del mondo? E la Rivella e il cervelat? Siamo gli unici in tutto il pianeta a goderne (se poi lo si può chiamare godimento). Una nazione è definita anche dalle piccole cose, come accade per una casa, dove il lessico familiare e certi oggetti unici (soprammobili magari kitsch ma entrati nel caro patrimonio genetico della dimora) caratterizzano l’inconfondibile atmosfera. Ogni abitazione è diversa dalle altre, e così ogni patria. La nostra è conosciuta nel mondo anche per il coltellino rosso, Heidi e il Toblerone. Quando Orson Welles in un film recitò la famosa frase secondo cui «gli Svizzeri hanno saputo, nonostante tutte le loro qualità secolari di pace e concordanza, inventare solo l’orologio a cucù» diceva una sciocchezza (il cucù caricabile è roba tirolese) e soprattutto non aveva mai provato un cervelat con una Ovomaltina.