Circolo dei Libri

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03marzo
2017

Jane Austen

Mondadori, Einaudi Garzanti, altri

Dei sei romanzi compiuti di Jane Austen, “Persuasione” è forse il più risolto e ritmato e compatto dopo “Orgoglio e pregiudizio”. E il più approfondito nell’implacabile (anche se raffinato) scavo della psicologia personale e sociale del primo Ottocento inglese di fascia medio alta. E del resto è l’ultimo romanzo della Austen, la quale lo scrisse fra il 1815 e il 1816, poco prima di ammalarsi. Morirà nel 1817 e il romanzo sarà pubblicato postumo a cura del fratello. Anne Elliot, diciannovenne orfana di una madre di valore, figlia di un padre molto meno di valore, baronetto vanitoso e insensibile, è un po’ snobbata dalla sorella maggiore (la quale è la padrona di casa, bella ma ancora nubile) e dall’altra sorella sposata con un proprietario terriero. Le vuole molto bene una dama, Lady Russel, che fu molto amica della madre e la tiene sotto la propria ala affettiva. Nella sontuosa magione degli Elliot transita il giovane capitano di marina Wentworth: Anne e il capitano si innamorano profondamente. Ma Wentworth non ha illustri natali e nemmeno molti soldi. Sir Elliot, il padre, boccia il fidanzamento ma è soprattutto la cara Lady Russel che persuade con ferma dolcezza (ecco la persuasione) Anne a troncare, seppure con grande dolore, la relazione. Il capitano se ne parte lontano verso i mari e Anne rimane per sette anni a curarsi una ferita che non si cicatrizza (respinge anche pretendenti più solidi). Senonché , quando Anne ha 27 anni ( per quell’epoca è già il confine della giovinezza!) ecco che il caso fa tornare da quelle parti il capitano Wentworth, che ora è diventato importante e ricco, ha comandato velieri da guerra, insomma è un gentiluomo con il fascino del mare e quello del patrimonio. I due si incontrano, impacciati, distaccati, apparentemente freddi (ma Anne sa bene il tremore segreto che le si muove in petto), Qui il lettore è subito avvisato: l’interrogativo abilmente suscitato dal romanzo è questo: riuscirà Anne, nel frattempo un po’ sciupata dagli anni e soprattutto dal rimpianto, a rientrare nell’orbita sentimentale del capitano Wentworth, il quale è comunque single e dunque molo appetibile agli occhi di alcune ragazze nubili che ruotano attorno ad Anne? Tutto il resto lo lascio alla ben congegnata trama del romanzo, che ha sviluppi e colpi di scena e mobilità geografica, spostando i protagonisti dal cuore della campagna inglese alla costa marina allora di moda, nei dintorni della mondana località termale e balneare di Bath. Jane Austen sonda le piste segrete degli animi e come sempre mette in scena alcune tipologie esemplari di “attori” in azione e esistenziale e psicologica: il nobile ambizioso e vanesio, la sventata signorina volubile in cerca di principe azzurro e quella dalla cotta facile, la moglie brontolona, il giovane ambizioso e poco sincero, l’amico sempre fedele. E poi loro, i due protagonisti: lei, Anne, segnata da un solo grande amore e disposta a soffrire in dignitoso silenzio, dotata di sentimenti giusti e moralità seria, pronta ad accettare la composta tristezza della rinuncia ma anche gli eventuali colpi di fortuna di un destino imprevisto; e lui, il capitano spesso silenzioso, indecifrabile, nel quale non si sa se quell’antico amore ancora covi sotto la brace ma del quale si intuisce la virile onestà morale. Due mondi si mescolano: quello della piccola nobiltà e della ricca borghesia rurali e quello del “bel mondo” aristocratico e danaroso che si dà ogni anno convegno a Bath (come oggi accade in Costa Smeralda o in Costa Azzurra…). E su tutto aleggia un’avvertenza: attenti a non farsi persuadere in modo soave a prendere decisioni di cui ci si pentirà a lungo: persuadetevi da soli, ogni tanto, e scegliete la via giusta, “là dove ti porta il cuore…”.