Circolo dei Libri

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14marzo
2016

Ho letto su "Il Foglio" dell'11 marzo una bella intervista di Salvatore Merlo (un intero paginone) allo scrittore Raffaele La Capria, 93 anni, un grande, immaginoso e colorito talento, baciato dai favori della salute e da un buon allenamento filosofico: "Ho 93 anni e la morte non mi fa più paura, ho piuttosto paura dell'eternità."

Ho letto su "Il Foglio" dell'11 marzo una bella intervista di Salvatore Merlo (un intero paginone) allo scrittore Raffaele La Capria, 93 anni, un grande, immaginoso e colorito talento, baciato dai favori della salute e da un buon allenamento filosofico: "Ho 93 anni e la morte non mi fa più paura, ho piuttosto paura dell'eternità." A parte l'ironica diffidenza per le sterminate pianure dell'infinito, La Capria aggiunge che, nonostante tutti i suoi dubbi, non esclude nulla: "Se credo in Dio? Come faccio a risponderti, dai! Ti sei mai fatto un'idea dell'infinità dell'universo? Figurati se puoi rispondere sull'esistenza di Dio. Non vado in chiesa. Ma suppongo di essere un uomo religioso. Credo nel mistero. Nell'insufficienza dell'uomo." Con un agnostico così, un cattolico curioso uscirebbe volentieri a cena. Però io ho citato qui quell'intervista per due giudizi intriganti sulla letteratura. La Capria afferma: "Un tempo era più facile capire. C'era la buona letteratura e c'era la cattiva letteratura. Oggi c'è la falsa buona letteratura. Quasi tutti scrivono bene, qualcuno anche benissimo ma sono senz'anima. Libri costruiti." Raffaele La Capria difende poi la forza della narrativa come espressione di umanità, vita, sentimenti, più che di teorie, dottrine, messaggi. Quando vinse con "Ferito a morte" il premio Strega, nel 1961, La Capria capì che il giro degli intellettuali ne fu un po' infastidito: "Io ero del partito del senso comune, della logica elementare, dei sentimenti, mentre tutt'intorno, in Italia, spirava una certa idea dell'impegno ideologico. E invece tutta la storia della letteratura è composta da una semplice e sublime sostanza: la comunicazione dei sentimenti, delle emozioni. La Storia, quella con la S maiuscola, ci racconta l'assedio di Troia da parte degli Achei. Ma la letteratura è composta dai sentimenti di Andromaca ed Ettore." Si può discutere come tesi ma è interessante, no? Era dello stesso avviso John Wayne: "Ai miei tempi erano soliti dire a uno sceneggiatore: se hai un messaggio da comunicare con il tuo copione, non seccare e spedisci un telegramma."